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Incipit
... «Risolto in senso sovietico lo spinoso problema dei
nuovi confini polacchi, i tre convenuti passarono ad altri
argomenti e quando anche questi furono esauriti, Stalin
domandò: "C'è ancora qualche punto da discutere?" "Certo", gli
rispose Roosvelt che sino ad allora, poco edotto sul problema
polacco, si era tenuto alquanto alla larga dalla
conversazione: "Il problema della Germania. Dobbiamo, mi pare,
stabilire se la Germania vada divisa oppure no". In effetti,
sottrarre alla Germania qualche territorio, come avevano testé
fatto, non bastava a a menomarne l'unità, né a distruggere la
forza politica ed economica di quel paese, che era poi il vero
obiettivo perseguito dall'americano. Stalin lo guardò con
sorpresa, smise di girare tra le dita una delle sigarette che
talvolta fumava al posto della pipa e che teneva sciolte in
una tasca della sua sgargiante uniforme di maresciallo, e
precisò: "L'Unione Sovietica è per lo smembramento della
Germania". "Concordo perfettamente con l'opinione del
maresciallo", proseguì Roosvelt. "In proposito, circa tre mesi
fa, ho elaborato con i miei consiglieri [tra cui il
famigerato
Henry Morgenthau; ndr] un piano per lo smembramento della Germania che
potrebbe servire come base di discussione. Esso prevede una
frantumazione in cinque parti e precisamente: Prussia,
Hannover e Germania nord-occidentale, Sassonia con la zona
intorno a Lipsia, Assia e il territorio a sud del Reno,
Baviera, Baden, Württemberg (...)". "The President has said a
mouthfull!" si affrettò a commentare Churchill, servendosi di
un modo di dire tipicamente americano. "Secondo me, però, ci
sono due modi di smembrare il paese, uno costruttivo e l'altro
distruttivo. La mia idea personale è assai chiara: anzitutto
si deve isolare la Prussia, radice di ogni male, contro cui agirei duramente ..."»
... Sembravano, a vederle, carovane di pionieri del Far West, sequenze tratte da
uno di quei colossali film con cui Hollywood aveva reso
familiare a tutto il mondo una pagina epica della breve storia
statunitense. Anche nel nome tedesco-olandese, Treck,
come erano chiamate, risuonava una certa affinità, ma tutto si
fermava qui. I Trecks che in quei giorni di gennaio del
1945 percorrevano la Prussia Orientale non trasportavano
esseri umani verso la "terra felice", ma fuggiaschi che
avevano abbandonato casa ed averi, lavoro e benessere, per non
cadere in mano al nemico che avanzava da Oriente. (...) A
dare il via al massiccio esodo era stato, ancora una volta, il
3° Fronte della Russia Bianca. Il 13 gennaio, partendo dalle
posizioni su cui il fallito il tentativo d'invasione di dodici
settimane prima lo aveva ricacciato, esso aveva investito la
zona di Ebenrode-Schloßberg in coincidenza con l'attacco che,
in territorio polacco, il 2° Fronte della Russia Bianca aveva
sferrato sulla Narev, tra Pultusk e Roshansk. In un primo
tempo lo scontro con l'avversario si era rivelato più duro del
previsto, e tanto Cerniakovskij a Nord, quanto Rokosovskij a
Sud non avevano potuto registrare il successo immediato che
arrideva ai loro colleghi Konev e Zukov, ma il 16 gennaio,
gettando nell'offensiva quante più forze possibili, avevano
avuto ragione, l'uno della 3ª armata corazzata, l'altro della
2ª armata, vale a dire di due delle tre grandi unità del
gruppo Centro, che costituivano la difesa della Prussia
Orientale. Da quel momento una valanga di ferro e di fuoco,
non più contenuta, si era riversata sulla popolazione. Come
per i loro connazionali in Polonia, anche per i fuggiaschi
prussiani la salvezza aveva itinerari obbligati: per chi
viveva nei circondari a nord-est di Labiau-Wehlau, cioè tra il
Pripjat' ed il Niemen, erano Königsberg e la costa baltica del
Samland; per chi abitava nei circondari da Angerburg a
Johannisburg, cioè nella zona dei Laghi Masuri, era invece la
sponda sinistra della Vistola, da superare, nei pressi della
foce, a Marienwerder o a Dirschau. Cosicché, quando partirono,
si misero ovviamente in viaggio per raggiungere quelle
località, ignari che, così facendo, andavano a finire dritto
in braccio al nemico che nelle stesse ore si trovava pure in
marcia per le medesime destinazioni. Il 3° Fronte, stabiliva
infatti il piano d'operazione sovietico, doveva conquistare
Königsberg e cacciare verso la Vistola le unità tedesche
chierate nel Nord della regione ed il 2° Fronte, da parte sua,
doveva penetrare da Sud in Prussia e puntare al Baltico, a
Elbing. In tal modo le truppe vinte da Cerniakovskij sarebbero
finite nella rete tesa da Rokosovskij e l'intera regione
sarebbe diventata un sacco senza uscita. (...) Braunsberg
fu abbandonata il 20 marzo e Heiligenbeil il 24. La sacca
della 4ª armata scompariva quando cinque giorni dopo gli
ultimi 2.530 soldati tedeschi evacuavano la penisoletta di
Balga. Ma la lotta non cessò: ci si batteva ancora sul cordone
litoraneo, nel Samland, a Königsberg.
L 'assedio rodeva Königsberg come un male incurabile
distrugge un corpo debilitato, lentamente e progressivamente: i giorni della sua
relativa sopportabilità erano tramontati e viveri e medicinali e tutto quello
che assicura l'esistenza di una città di 100.000 abitanti cominciavano a fare
pauroso difetto. Pure le armi e le munizioni, e per sopperirvi nelle
falegnamerie della città si costruivano mine in legno, nelle fabbriche granate e
altri ordigni bellici. Vecchi pozzi erano stati riscoperti e rimessi in
efficienza, ognuno si organizzava per resistere il meglio possibile. Al comando
militare della città era tuttavia chiaro che solo una massiccia evacuazione dei
civili presenti poteva riequilibrare le risorse esistenti e risparmiare
oltretutto inutili sacrifici di vite umane. All'uopo occorreva forzare
l'accerchiamento e ripristinare il contatto con la fascia costiera tenuta dal
distaccamento dell'armata Samland, costituito dopo i movimenti di truppa
del 9 febbraio. Un compito arduo, tenuto conto del rapporto di forze tra i due
avversari e della incontrastabile mobilità delle forze sovietiche, che il
generale Lasch decise comunque di affrontare il 19 febbraio. Alle 5,15 di
quel giorno, coperti da una fitta oscurità, i reparti destinati all'azione si
lanciarono di gran corsa sulle posizioni nemiche, superarono gli avamposti e due
ore dopo dominavano, in una larghezza di alcuni chilometri, l'epicentro dello
schieramento sovietico. La lotta si protrasse violenta per tutta la giornata in
una successione di scontri corpo a corpo, nella progressiva distruzione, con
l'abile impiego del loro armamento leggero, dei mezzi bellici doviziosamente
distribuiti per tutto il territorio, e proseguì l'indomani con pari veemenza,
finché, appoggiati pure dagli assalti delle unità del Samland, gli
attaccanti ebbero ragione del sovietico e ristabilirono il collegamento tra la
città natale di Emmanuel Kant [Königsberg; ndr] e Pillau. Erano sfiniti:
c'erano reparti della Hitlerjugend che avevano marciato per 50 km
ininter-rottamente, sempre combattendo, senza chiudere occhio per due giorni
interi. Ma tutti, se fosse stato necessario, avrebbero continuato a combattere
stimolati dagli orrori che avevano visto nei villaggi riconquistati: donne,
spesso più donne legate assieme, con ancora la corda al collo con la quale erano
state strozzate; donne con la testa infilata nella mota delle tombe e in una
concimaia, con chiari segni di bestiali trattamenti al basso ventre; animali
uccisi, abitazioni saccheggiate: appa-recchi radio, macchine per cucire, biciclette, oggetti sanitari, letti, poltrone, vasellame,
ammassati, pronti per essere caricati lungo la linea ferroviaria. Nei giorni
seguenti decine di migliaia di cittadini si incamminarono, attraverso il varco
aperto tra le fila sovietiche, per Pillau, ma non tutti la raggiunsero: alcune
migliaia, demoralizzati dal freddo intenso e dalla fame, impauriti
dall'incognita di un viaggio per mare, tornarono a rinchiudersi nella città.
Persero l'ultima occasione di sfuggire agli orrori di un assedio che sarebbe
durato sino al 9 aprile 1945 (...) Un anno e mezzo dopo le decisioni di
Potsdam, il 1° aprile 1947, un modesto trasporto con circa 50 persone lasciò
Königsberg e, strettamente sorvegliato all'interno ed all'esterno dei vagoni,
prese la direzione di Preußisch-Eylau-Stettin. Lo seguirono altri convogli ed in
tutto, a fine giugno, 2.300 tedeschi avevano lasciato per sempre la Prussia
Orientale. Poi tutto si fermò. Senza fretta, con burocratica pignoleria, i
sovietici si organizzarono, lasciarono passare quattro mesi e, a fine ottobre,
con azione in grande stile, sgomberarono integralmente il territorio dei suoi
vecchi abitanti. Così la più grande azione di trasferimento di popolo che
l'Europa avesse mai visto prese il suo pieno sviluppo. Scomparvero i tedeschi
dalle città e dalle campagne, dal Baltico al Danubio, e poi scomparvero i Lager
per la liberazione degli internati ... |