Lev Davidovic Trotzkij [pseudonimo di Lejba Bronstejn], capo dell'armata rossa al tempo della prima invasione sovietica della Polonia, nel 1920
Archivio Karta.org
A Forgotten Odissey
Katyn Massacre 1
Katyn Massacre 2
Katyn Memorial Wall
Deportazione in Iran
Poznań-Budapeszt 56
Poznań 56 50Rocznica
Orha, Russia, 1918: i bolscevichi scatenano la guerra civile ed aprono la via ad una violenza inaudta. La foto, volutamente rimpicciolita, mostra un ufficiale polacco impiccato ed impalato dai "soldati" della nascente Armata Rossa - clicca per ingrandire
Manifesto di propaganda sovietico: un soldato dell'Armata Rossa uccide un Ufficiale Polacco e libera dalla prigionia l'Ukraina Occidentale (zona di Lviv, allora polacca)
Im Wald von Katyn
Memorial "Katyn"
Stalin's Killing Fields
Archivio Foto Pamiat
Foto di gruppo degli assassini politici della Ceka, con il fondatore (polacco) Feliks Dzerzinskij seduto al centro - clicca per ingrandire
... Esumazione da parte tedesca [1943] dei cadaveri dei Polacchi massacrati dai sovietici a Katyn' [Russia], nei pressi di Smolensk ... - clicca per ingrandire
... Katyn', 1943: fossa comune contenente una parte dei circa 11.000 Polacchi assassinati dai sovietici ... - clicca per ingrandire
La pulizia etnica sovietica a danno del Popolo Polacco
5 marzo 1940: la lettera di Lavrentji Beria in cui si propone l'uccisione degli Ufficiali Polacchi presi prigionieri
Documenti autenticati sul massacro di KatynL'ordine di esecuzione firmato da Stalin, Molotov, Moroshilov, Mikoyan, Kalinin e Kaganovich
Documenti autenticati sul massacro di KatynDocumenti autenticati sul massacro di Katyn
Documenti autenticati sul massacro di Katyn
Manifesto tedesco del 1943 (in slovacco) sul massacro di Katyn
Manifesto tedesco sul massacro di Katyn (in francese)
 
 Polonia, la "Nazione Nemica"
Brani tratti da AA.VV., Il Libro Nero del comunismo, Milano 1998, pp. 339ss.
 
 

Pieter BRUEGEL il Vecchio, La Battaglia di Quaresima e Carnevale, 1559

 

Incipit

... È possibile che il popolo polacco sia tra quelli più duramente provati dalle repressioni messe in atto dalle autorità sovietiche, nonostante il fatto che l'organizzazione dell'apparato del terrore sovietico fosse in mano ad un polacco, Feliks Dzerzinskij, e che molti suoi compatrioti fossero inquadrati in «organi» quali la Veceka, la GPU o l'NKVD. Le origini di questo «privilegio» - dello status, cioè, di «Nazione nemica» - sono molteplici e vanno, evidentemente, ricondotte ai meccanismi propri del funzionamento dell'apparato repressivo sovietico; ma anche l'ostilità tradizionale fra le due nazioni ha avuto il suo peso. Essa affonda le radici in un lontano passato, e nella diffidenza dei dirigenti sovietici - e di Stalin in particolare - nei confronti della Polonia e dei polacchi. Fra il 1772 e il 1795 la Polonia era stata oggetto di tre spartizioni, nelle quali l'impero degli zar aveva fatto la parte del leone; stanchi dell'oppressione russa, i polacchi organizzarono due ribellioni, nel 1830 e nel 1863, che furono duramente represse. Da allora la nobiltà ed il clero cattolico si posero come le due anime del patriottismo e della resistenza all'occupazione straniera, sia russa che prussiana. La guerra del 1914 ed il crollo quasi simultaneo dei tre imperi che la opprimevano da più di un secolo - tedesco, russo e austro-ungarico - costituirono per la Polonia l'occasione storica di rinascere come nazione indipendente. Un esercito di volontari guidato da Józef Pilsudski è il motore ed il garante di quest'indipendenza completamente nuova, ma si scontra subito con la volontà rivoluzionaria di Mosca, per la quale Varsavia rappresenta il passaggio obbligato della rivoluzione verso la Germania. Nell'estate del 1920 Lenin invia l'Armata rossa contro Varsavia. L'audace manovra è sul punto di riuscire, quando il sussulto nazionale polacco ne causa il fallimento e i sovietici, nel 1921, sono costretti a firmare la pace di Riga, favorevole alla Polonia. Stalin, che con la sua indisciplina aveva fortemente contribuito all'insuccesso dell'Armata rossa, non dimenticò mai quell'affronto, né quanti lo criticarono in quell'occasione [da lui in seguito fatti assassinare; ndr]: Trotzkij, capo dell'Armata rossa, ed il maresciallo Tuhacevskij, che comandava le truppe. (...)


KATYN', prigioni e deportazioni (1939-1941)

Il patto di non aggressione fra l'URSS e la Germania, firmato il 23 agosto 1939, prevedeva in un protocollo segreto la spartizione in «sfere d'interesse» del territorio polacco. Il 14 settembre fu dato l'ordine di passare all'offensiva contro la Polonia, e tre giorni dopo l'Armata rossa invadeva la Repubblica polacca con l scopo di liberare i territori chiamati Bielorussia occidentale ed Ukraina occidentale e di annetterli all'URSS ... Era evidente che il sistema repressivo sovietico sarebbe stato esteso a quelle regioni per il timore, peraltro giustificato, di vedervi apparire organizzazioni di resistenza. Fin dall'autunno, infatti, alcuni distaccamenti dell'esercito polacco erano sfuggiti alla cattura ed erano entrati nell'organizzazione armata partigiana. L'NKVD inviò, quindi, un gran numero di truppe nei territori annessi e vi dispose l'impianto delle sue strutture, concentrandovi numerose unità delle forze del ministero degli Interni, nonché alcuni contingenti di guardie di frontiera. Inoltre, le nuove autorità dovevano risolvere il problema dei prigionieri di guerra e cercare di capire quale sarebbe stato l'atteggiamento della società civile. I militari costituivano la principale preoccupazione dei sovietici. Erano stati fatti 240.000 - 250.000 prigionieri, di cui circa 10.000 Ufficiali. Fin dall'indomani dell'aggressione, l'URSS prese le prime decisioni: il 19 settembre, Lavrentij Berija creò all'interno dell'NKVD (ordine n. 0308) la Direzione dei prigionieri di guerra (Glawnoje Upravlienije po dielam Wojenno - Plennych, GUWP) e una rete di campi specifici. All'inizio di ottobre si incominciò lentamente a liberare i soldati semplici, ma 25.000 furono impiegati nella costruzione di strade e 12.000 vennero messi a disposizione del commissariato per l'Industria pesante perché li utilizzasse nei lavori forzati. Un numero ancora ignoto venne disperso a piccoli gruppi nei campi dell'immenso gulag. Nello stesso tempo si decise di creare due "campi per Ufficiali" a Starobielsk e a Kozielsk, ed un campo speciale per i poliziotti, le guardie carcerarie e le guardie di frontiera a Ostaszkov. Poco dopo Berija costituì un gruppo operativo speciale incaricato di compiere indagini giudiziarie nei campi stessi. Alla fine di febbraio del 1940 erano stati internati 6.192 poliziotti (ed affini) e 8.376 Ufficiali. Per molti mesi Mosca fu incerta sulla sorte da riservare a tutti quei prigionieri. Ci si preparava a condannarne una parte, cominciando dai detenuti del campo di Ostaszkow, sfruttando l'articolo 58-13 del Codice penale, che colpiva le persone che avevano «combattuto il movimento operaio internazionale». Bastava un piccolo sforzo di interpretazione per condannare con questo capo d'accusa tutte le guardie carcerarie ed i poliziotti polacchi. Le pene contemplate andavano dai cinque agli otto anni di campo di concentramento. Era prevista anche la deportazione inSiberia (in particolare, nella penisola di Kamcatka). La decisione finale venne presa nella seconda metà del febbraio 1940, forse a causa della piega che la guerra con la Finlandia stava assumendo. Come si può giudicare dai documenti oggi resi pubblici, fu piuttosto inopinata. Il 5 marzo, dietro proposta di Berija, l'Ufficio politico decise di «applicare la pena suprema» a tutti i prigionieri di Kozielsk, Starobielsk e Ostaszkow, ed a circa 11.000 polacchi internati nelle prigioni della parte occidentale dell'Ukraina e della Bielorussia. Il verdetto venne emesso da un tribunale speciale, la «trojka», costituito da Ivan L. Basztakov, Bachczo Z. Kobulov e Vsevolod N. Merkulov. La proposta di Berija venne approvata con le firme di Stalin, Vorosilov, Molotov e Mikojan apposte di persona. Il cancelliere ha annotato che anche Kalinin e Kaganovic, assenti quel giorno, erano favorevoli. I "preparativi tecnici" durarono un mese. Per sei settimane consecutive (dal 3 aprile al 13 maggio) i prigionieri vennero trasferiti dai campi a piccoli gruppi. 4.404 persone furono portate dal campo di Kozielsk a Katyn', dove furono uccise con una fucilata alla nuca e gettate nelle fosse comuni. I prigionieri di Starobielsk (3.896 persone) furono assassinati nei locali dell'NKVD ad Har'kov, e i loro corpi sepolti nella periferia della città di Piatichatki. Quelli di Ostaszkow (6.287 persone) vennero giustiziati nei locali dell'NKVD a Kalinin (oggi Tver) e inumati nella cittadina di Miednoje. In tutto vennero eliminate 14.587 persone. Il 9 giugno 1940 il vice capo dell'NKVD, Vasilij V. Czernyszev, stese un rapporto in cui si diceva che i campi erano pronti a ricevere nuovi prigionieri. Gli 11.000 prigionieri menzionati da Berija rappresentavano solo una piccola parte del totale dei prigionieri polacchi. C'erano altre categorie. La più numerosa era quella dei biezency, le persone arrestate che erano fuggite dai territori polacchi durante l'occupazione tedesca. 145.000 biezency transitarono per le prigioni e le carceri giudiziarie, una parte di loro venne condannata e deportata nei campi, un'altra liberata. La seconda categoria, i pierebiezczyki, comprendeva i polacchi arrestati mentre tentavano di fuggire verso la Lituania, l'Ungheria o la Romania. Una parte di loro venne liberata dopo poche settimane, ma circa 10.000 furono condannati dagli OSO (Osoboi sovetctchanie, il consiglio speciale di polizia) a pene che andavano dai 3 agli 8 anni; finirono nel gulag, soprattutto nel Dallag ma anche nella Kolyma. Infine, una parte venne fucilata a seguito di una decisione presa il 5 marzo 1940. La terza categoria era costituita da militanti di organizzazioni di resistenza, da Ufficiali che non erano stati mobilitati nel 1939, da funzionari dell'amministrazione statale e autorità locali, da diversi tipi di pomieszcziki, insomma da elementi socialmente pericolosi (socjalnoopasnyi). La maggior parte delle 7.305 persone che, sulle 11.000 considerate, vennero fucilate in seguito alla decisione del 5 marzo 1940 apparteneva a questa categoria. Il luogo della loro sepoltura non si conosce ancora, si sa soltanto che 3.405 persone furono fucilate in Ukraina e 3.880 in Bielorussia. (...) Il 10 giugno 1941 le prigioni dell'Ukraina e della Bielorussia occidentali "ospitavano" 39.600 prigionieri (fra i quali 12.300 circa già giudicati). Rispetto al marzo 1940 erano raddoppiati, ma non si conosce la proporzione tra criminali e politici. Dopo l'attacco tedesco contro l'URSS conobbero tutti una sorte spesso crudele. Solo nelle prigioni dell'Ukraina occidentale furono giustiziate circa 6.000 persone ... Nei rapporti dell'NKVD si parla di queste operazioni di eliminazione come di una «diminuzione del numero di individui appartenenti alla prima categoria». (...)
La prima ondata di deportazioni si ebbe il 10 febbraio 1940, in seguito ad una decisione del Consiglio dei commissari del popolo presa il 5 dicembre 1939. Per i preparativi, soprattutto per la ricognizione sul campo e la stesura delle liste furono necessari due mesi. (...) La direzione dell'operazione venne interamente affidata ad un vice di Berija, Merkulov, che si recò sul luogo, il che indica quanto essa fosse importante agli occhi dei sovietici. La deportazione del febbraio 1940 riguardò soprattutto i contadini, gli abitanti dei paesi, i coloni polacchi insediati in quelle regioni nell'ambito della politica di "polacchizzazione" e le guardie forestali. Secondo i dati dell'NKVD, furono deportate circa 140.000 persone, l'82% delle quali era polacco. L'operazione incluse anche le guardie forestali ukraine e bielorusse. I convogli erano diretti a nord della Russia, verso la Repubblica dei Komi e verso la Siberia occidentale. Nello stesso momento in cui il Cremlino decideva di assassinare i prigionieri, il 2 marzo 1940, il Consiglio dei commissari del popolo (SNK) decise nuove deportazioni. Questa volta si colpirono le famiglie dei prigionieri, proprio mentre i loro «mariti o padri» venivano giustiziati, e gli elementi socialmente pericolosi. Secondo i dati dell'NKVD vennero deportate circa 60.000 persone, quasi tutte nel Kazakistan, in condizioni drammatiche di fame e di freddo, oggi ben note grazie alle testimonianze ormai disponibili. La terza operazione, avviata in seguito alla stessa decisione del Consiglio dei commissari del popolo, ebbe luogo nella notte fra il 28 e il 29 agosto 1940, e coinvolse tutti coloro che non abitavano nei territori annessi prima del settembre 1939, e che non avevano riattraversato la frontiera germano - sovietica stabilita dai due occupanti. (...) La quarta ed ultima deportazione iniziò il 22 maggio 1941, a seguito di una decisione del Comitato centrale del partito comunista dell'URSS e del Consiglio dei commissari del popolo del 14 maggio. Aveva lo scopo di rastrellare dalla regione di confine e dalle Repubbliche Baltiche gli "elementi indesiderabili". I deportati appartenevano alla categoria degli zsylposielency, cioè dei condannati a vent'anni di domicilio coatto nelle regioni indicate (soprattutto nel Kazakistan). Quest'ondata di deportazioni - eccettuate Lettonia, Estonia e Lituania, coinvolse 86.000 persone.
Sulla base dei dati dell'NKVD si arriva, quindi, alla cifra di 330.000 - 340.000 deportati. Tenendo conto di tutti i dati, le vittime della repressione sono in totale 400.000 - 500.000. Alcuni gruppi si ritrovarono nei luoghi più sperduti dell'URSS, come
gli oltre 100.000 giovani costretti a lavorare nell'industria sovietica (soprattutto nel bacino carbonifero del Donec, degli Urali e della Siberia occidentale) o i 150.000 giovani arruolati a forza nei battaglioni di lavoro (strojbataliony) dell'Armata rossa. Nei due anni in cui la Polonia fu annessa e governata dall'URSS, 1 milione di persone, cioè un cittadino su dieci, subì la repressione nelle sue diverse forme: esecuzioni capitali, prigioni, campi di concentramento, deportazioni, lavoro semiforzato. Vennero fucilate non meno di 30.000 persone, alle quali vanno aggiunti i 90.000 - 100.000 morti nei campi o durante i trasferimenti su convogli ferroviari, cioè circa l'8 - 10% dei deportati ...

 
 

 
Approfondimenti ...

L'NKVD contro l'Armata Nazionale, o la storia (decisamente) poco nota della "liberazione" polacca

... Nella notte fra il 4 e il 5 gennaio 1944 i primi carri armati dell'Armata rossa varcarono la frontiera polacco-sovietica stabilita nel 1921. In realtà quella frontiera non era più riconosciuta né da Mosca né dalle potenze occidentali e, dopo la scoperta del crimine di Katyn', l'URSS aveva interrotto tutti i rapporti diplomatici con il governo polacco legale in esilio a Londra, col pretesto che quest'ultimo aveva chiesto di aprire un'inchiesta internazionale sotto l'egida della Croce Rossa. richiesta che coincise fortuitamente con un'iniziativa analoga da parte delle autorità tedesche La resistenza polacca prevedeva che, avvicinandosi al fronte, l'Armata nazionale (Armia Krajowa, Ak) avrebbe mobilitato la popolazione, avrebbe aperto le ostilità contro i tedeschi e, una volta arrivata l'Armata rossa, le sarebbe andata incontro in veste di autorità legittima. Il nome in codice dell'operazione era Burza (tempesta). (...) I primi scontri si ebbero alla fine di marzo del 1944, in Volinia, dove il comandante della divisione partigiana dell'AK combatté a fianco delle unità sovietiche. Il 27 maggio alcune unità dell'AK furono costrette dall'Armata rossa a deporre le armi. Il grosso della divisione, di conseguenza, dovette ripiegare verso la Polonia, pur continuando a combattere contro i tedeschi. Questo modo di procedere dei sovietici - dapprima la cooperazione a livello locale, quindi il disarmo forzato dei polacchi - è confermato da altri casi. Gli eventi più spettacolari ebbero luogo nella regione di Vilnius. Pochi giorni dopo la fine delle ostilità, arrivarono le forze delle unità interne dell'NKVD e, in base all'ordine n. 220145 del quartier genereale, portarono a termine un'operazione di disarmo dei soldati dell'AK. Secondo il rapporto ricevuto da Stalin il 20 luglio furono arrestati più di 6.000 partigiani, mentre 1.000 riuscirono a fuggire. Tutto lo Stato maggiore di queste unità venne arrestato. Gli ufficiali furono internati nei campi dell'NKVD, che diede ai soldati la possibilità di scegliere fra il campo o l'arruolamento nell'esercito polacco del generale Zygmunt Berling, costituitosi sotto l'egida sovietica. (...) Il 1° agosto 1944 i comandanti dell'AK fecero scoppiare l'insurrezione a Varsavia, la cui presa era stata pianificata dall'Armata rossa (fronte della Bielorussia) per l'8 agosto. Stalin bloccò l'offensiva sulla Vistola, già attraversata a sud di Varsavia, e lasciò che gli alleati annientassero gli insorti, i quali resistettero fino al 2 ottobre. Ad ovest della linea Curzon, dove l'AK aveva mobilitato 30.000-40.000 soldati e liberato molte piccole cittadine, le unità dell'NKVD e dello Smers (il controspionaggio militare) e alcune unità di controllo procedettero allo stesso modo, conformandosi all'ordine del comando supremo n. 220169 del 1° agosto 1944. Secondo un rapporto steso in ottobre, che contiene il riassunto dell'esecuzione di tale direttiva, circa 25.000 soldati, fra cui 300 ufficiali dell'AK, vennero arrestati, disarmati ed internati. Le unità dell'NKVD e i gruppi operativi dello Smers disponevano di prigioni e campi propri, nei quali venivano rinchiusi sia i partigiani polacchi sia i Volksdeutsche [i cittadini poacchi che si dichiararono di nazionalità tedesca; ndr] e i prigionieri tedeschi. Gli ufficiali e i soldati che si rifiutavano di arruolarsi nell'esercito di Berling vennero internati, come i loro camerati di Vilnius e Lvov, nel profondo del gulag. Non si è ancora riusciti a stabilire il numero esatto dei partecipanti all'Operazione Burza internati dai sovietici. Le stime vanno dai 25.000 ai 30.000 soldati. Ma nei territori nuovamente annessi dall'URSS nell'autunno del 1944 [dopo la precedente ritirata a seguito dell'avanzata tedesca; ndr] ci furono anche arresti di massa, cui seguirono in particolare condanne e deportazioni nel gulag, oppure trasferimenti ai lavori forzati, generalmente nel bacino del Donec. (...) L'attività dell'NKVD e dello Smers non cessò assolutamente con la dispersione della maggior parte delle unità dell'AK mobilitate. Il 15 ottobre 1944 Berija firmò l'ordine n. 0012266/44, che decretava la formazione di una divisione speciale destinata a rimanere di stanza in Polonia (la divisione 64, detta dei «franchi tiratori»)... Dal momento in cui si formò questa divisione, alla fine del 1944, vennero arrestate 17.000 persone, 4.000 delle quali furono deportate nei lontani campi sovietici. Le unità sovietiche, subordinate dal 1° marzo 1945 al controllo del consigliere generale dell'NKVD presso il ministero polacco della Pubblica Sicurezza (il generale Ivan Serov), rimasero in Polonia fino alla primavera del 1947. Fino all'agosto-settembre 1945 esse rappresentarono la principale forza di rastrellamento nelle zone in cui esistevano organizzazioni di resistenza armata. Dal gennaio 1945 all'agosto 1946 3.400 combattenti di diversi gruppi partigiani furono arrestati - la maggior parte di loro finì nei campi, mentre il resto venne consegnato alle autorità polacche - e 47.000 persone vennero fermate per accertamenti. Dopo l'ingresso dell'Armata rossa nelle regioni polacche annesse dalla Germania nel 1939 si procedette a diversi arresti non soltanto di Volksdeutsche ma anche di polacchi che, su pressione tedesca, avevano firmato la c.d. III Lista Nazionale (Eingedeutscht *). Almeno 25.000 - 30.000 civili della Pomerania e dell'Alta Slesia furono deportati nell'URSS, compresi 15.000 minorenni, che vennero mandati nei campi del bacino del Don e del bacino della Siberia occidentale ...

* = "Tedeschizzati": si alludeva ai polacchi dei territori annessi al Terzo Reich che furono costretti a farsi registrare come "vicini alla cultura tedesca" e che servirono nella Wehrmacht.

[Tratto da AA.VV., Il Libro Nero del comunismo, cit., pp. 348 - 349]

 
 
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