... Il dittatore comunista nord-koreano Kim Il Sung in una foto di repertorio ... - clicca per ingrandire
Songun Politics Study
Kim Il Sung Memoirs
N. K. Criminal State
N.Korea Tangled Web
North Korea Freedom
... Guerriglieri comunisti nordkoreani ... - clicca per ingrandire
... Guerriglia comunista nordkoreana - clicca per ingrandire
... Lo sguardo "limpido ed amabile" dell'attuale dittatore comunista della Korea del Nord, Kim Yong Il (figlio di Kim Il Sung)
... Manifesto nordkoreano anti-USA - clicca per ingrandire
... Culto della personalità familiare, per l'ex dittatore Kim Il Sung - clicca per ingrandire
... Culto della personalità ed obbedienza di regime: il volto ufficiale della Korea del Nord, con alle spalle l'immancabile monumento a Kim Il Sung - clicca per ingrandire
... Parate militari rigorose ed ordinate: il volto ufficiale dell'efficienza nord koreana ... - clicca per ingrandire
... Il ritorno in patria di una vecchia spia comunista, una carezza spirituale attraverso il vetro... Un afflato quasi romantico della Korea del Nord ufficiale ... - clicca per ingrandire
... La Signora Soon Ok-Lee, profuga dai campi di concentramento della Korea del Nord, autrice di un impietoso reportage ... - clicca per accedere al suo sito
... Foto satellitare del campo di concentramento n. 22 di Haengyong ... - clicca per ingrandire
... Evidenziati in giallo, i campi di concentramento della zona di Yodok ... - clicca per ingrandire
... Il «comunismo dinastico»: panteismo locale e culto della personalità oltre ogni limite si incarnano nell'adorazione del defunto dittatore Kim Il Sung ... - clicca per ingrandire
... Resti umani dell'apocalisse comunista ... - clicca per ingrandire
... Mappa approssimativa dei lager comunisti nella Korea del Nord - clicca per ingrandire
... denutrizione e carestie ...
... Schema di una camera sotterranea di esecuzione ... - clicca per ingrandire
... Durante la crisi della c.d. "mucca pazza" in Europa, il governo comunista di Pyongyang si era detto interessato ad avere le carcasse degli animali abbattuti in quanto infetti. Ma perché mai, se il suo Stato è un paradiso del progresso e del benessere? Forse che questi bambini, sulle cui teste incombono i ritratti dei due dittatori, non sono uguali a tutti gli altri? ... - clicca per ingrandire
... Idem come sopra ... - clicca per ingrandire
... Ad oggi, il confine di uno degli ultimi paradisi dell'«ideale umanitario» è presidiato dai militari dell'ONU, e molti contestori "à la no-global" della vicina Korea del Sud protestano contro questo "incivile isolamento straniero" del «sogno socialista». Ma se è così meraviglioso, perché non incominciano loro a stabilirvisi dentro (magari con qualche radical-chic nostrano), anziché soffrire il disgusto dello sporco liberismo mercificante? ... - clicca per ingrandire
 
 Crimini, terrore e segreto nella Korea del Nord
Brani tratti da AA.VV., Il Libro Nero del comunismo, Milano 1998, pp. 513ss.
 
 

Pieter BRUEGEL il Vecchio, Paesaggio invernale con trappole per uccelli, 1565

 

Crimini, terrore e segreto nella Korea del Nord

... La Repubblica democratica popolare di Korea (RDPC) nacque il 9 settembre 1948 nella parte del paese a nord del 38° parallelo. Un accordo firmato con gli americani nell'agosto del 1945 aveva affidato l'amministrazione «provvisoria» di questa zona all'URSS, mentre la Korea meridionale, a sud del medesimo parallelo, sarebbe stata amministrata dagli Stati Uniti. Ben presto la Korea del Nord si rivelò lo Stato comunista più chiuso del mondo. Le autorità sovietiche non tardarono infatti a vietare l'ingresso ad ogni rappresentante della comunità internazionale. Tale chiusura si rafforzò ulteriormente nei primi due anni della RDPC. Infine, ad aggravare il peso delle menzogne, della disinformazione e della propaganda, oltre che ad ampliare il campo del segreto di Stato, giunse la guerra, scatenata dal Nord il 25 giugno 1950 e non ancora formalmente terminata: il 27 luglio 1953 fu firmato infatti con le truppe dell'ONU solo un armistizio. (...) Contrariamente a quanto dichiarano le agiografie che si fanno ingurgitare a forza alla popolazione nordkoreana fin dalla più tenera infanzia, il comunismo in Korea non ha origine con Kin Il Sung. La sua nascita è più antica: due gruppi che si richiamano al bolscevismo sono presenti infatti nel paese fin dal 1919. Poiché nessuna delle due fazioni ricevette l'immediato avallo da Mosca, tra di esse si scatenò una lotta feroce. Le prime vittime del comunismo koreano furono dunque dei comunisti. (...) Altri comunisti sono destinati a cadere, più tardi, nelle lotte di fazione che si scateneranno al momento della divisione del paese in due zone seguita alla disfatta del Giappone. Kim Il Sung, semplice comandante di un'unità di guerriglia antinipponica ai confini della Manciuria, viene insediato dai sovietici a scapito dei comunisti militanti da lungo tempo nel paese. Dal settembre del 1945 viene assassinato a Pyongyang un certo numero di quadri comunisti che si oppongono, come Hyon Chun Hyok. Qualche decina? Qualche centinaio? Ancora non si sa.
Nell'inverno del 1945-1946 i nazionalisti, che avevano ancora a Pyongyang diritto di cittadinanza, furono anch'essi braccati ed arrestati. Con il loro dirigente, Cho Man Sik, denunciavano infatti la decisione della Conferenza dei ministri degli Esteri delle grandi potenze, tenutasi nel dicembre del 1945 a Mosca, di porre la Korea sotto tutela per almeno cinque anni. Cho venne arrestato il 5 gennaio 1946 e giustiziato oltre quattro anni più tardi, nell'ottobre del 1950, al momento dell'evacuazione di Pyongyang di fronte all'avanzata delle truppe ONU. È inutile dire che subirono la stessa sorte molti suoi amici politici... La repressione si esercita anche sulla popolazione. Nella regione settentrionale del paese i sovietici forgiano quasi da zero uno Stato a loro immagine e somiglianza: riforma agraria che apre la strada alla collettivizzazione, partito unico, inquadramento ideologico della popolazione in associazioni di massa, ecc. Nessun avversario politico, nessun proprietario terriero, nessun oppositore della riforma agraria, nessun cittadino sospetto di collaborazione con i giapponesi viene lasciato tranquillo. (...)
Si è calcolato che su 22 membri del primo governo nordkoreano ne siano stati assassinati, giustiziati o epurati 17! L'armistizio di Panmunjon è stato appena firmato quando si viene a sapere che una purga si sta abbattendo, in seno al partito nordkoreano, su un certo numero di quadri di alto livello. Il 3 ottobre 1953 un «grande processo» è l'occasione per annientare i comunisti «dell'interno», giudicati per spionaggio a favore degli americani e per aver tentato di rovesciare il regime. (...) Non pochi degli imputati erano alti funzionari: tra gli altri Li Sung Yop, uno dei segretari del Comitato centrale del Partito comunista, Paik Hyung Bok, del ministro degli Interni, e Cho Il Myung, vice ministro della Cultura e della Propaganda. In quel gruppo Sol era un pesce piccolo. Molti di loro venivano dal Sud della Korea. Il 15 dicembre 1955 anche il ministro degli Esteri Pak Hon Yong, un comunista che aveva al suo attivo una lotta di lunga data nel paese, fu condannato a morte come «agente segreto americano» e giustiziato tre giorni dopo. (...)


Le esecuzioni

Non se ne conosce il numero, ma una qualche indicazione si può forse trarre dal Codice penale nordkoreano: sono passibili di pena capitale non meno di 47 reati, classificabili in: - crimini contro la sovranità dello Stato; - crimini contro l'amministrazione dello Stato, crimini contro la proprietà dello Stato; - crimini contro le persone; - crimini contro i beni dei cittadini; - crimini militari. Il massimo specialista degli anni Sessanta e Settanta del sistema giudiziario nella Korea del Nord, Kang Koo Chin, ha tentato una stima per le sole purghe in seno al Partito tra il 1958 e il 1960, periodo di durissima repressione. A suo parere sarebbero state espulse dal Partito, processate e condannate a morte circa 9.000 persone! Sulla base di questa affidabile stima e tenendo conto del numero di purghe massicce conosciute (una decina), si giungerebbe alla non trascurabile cifra di 90.000 esecuzioni. Ancora una volta, si tratta solamente di un ordine di grandezza: verrà il giorno in cui gli archivi di Pyongyang parleranno.
Tra i transfughi si è potuta raccogliere anche qualche eco delle esecuzioni pubbliche che hanno avuto per oggetto la popolazione civile e per motivazioni la "prostituzione", il "tradimento", l'assassinio, la violenza carnale, la "sedizione"... In questi casi la folla è incitata a cooperare e il processo si accompagna ad urla, insulti, se non addirittura al lancio di pietre. A volte si incoraggia un vero e proprio linciaggio: il condannato viene picchiato a morte mentre la folla urla slogan. L'appartenenza ad una classe o ad un'altra gioca qui un ruolo importante. Due testimoni dichiararono di fronte agli ispettori di Asia Watch che lo stupro era passibile di pena capitale solo per i cittadini appartenenti alle «categorie più basse». Giudici agli ordini del Partito - fin dal primo momento si chiede loro di comportarsi in stretta conformità alla dottrina giuridica marxista-leninista -, processi che coprono solo una parte delle decisioni di reclusione o esecuzione - infatti si può ricorrere a procedure più sbrigative -, avvocati agli ordini del Partito: tutto ciò può dare l'idea della natura del sistema giudiziario nordkoreano.

Prigioni e campi

La signora Li Sun Ok era membro del Partito dei lavoratori e responsabile di un centro di approvvigionamento riservato ai quadri. Vittima di una di queste sistematiche purghe, venne arrestata insieme ad altri compagni. Torturata a lungo con acqua e corrente elettrica, percossa, privata del sonno, finì per confessare tutto ciò che da lei si voleva e, in particolare, dichiarò di essersi appropriata di beni dello Stato; dopo di che venne condannata a 13 anni di prigione. Perché si tratta proprio di prigione, anche se ufficialmente non si usa questo termine. Nel complesso penitenziario in cui si trovò, 6.000 persone - fra cui 2.000 donne - lavoravano come bestie dalle cinque e mezzo del mattino a mezzanotte, a fabbricare pantofole, fondine per pistole, borse, cinture, detonatori per esplosivi, fiori artificiali. Le detenute incinte erano brutalmente obbligate ad abortire. Ogni bambino nato in prigione veniva immediatamente strangolato o sgozzato. Altre precedenti testimonianze avevano già fatto conoscere la durezza delle condizioni di vita in carcere.
Un resoconto eccezionale di quanto avveniva nelle prigioni nordkoreane negli anni Sessanta e Settanta ci viene dato da Ali Lameda, poeta comunista venezuelano, favorevole al regime, recatosi a Pyongyang a lavorare come traduttore di testi della propaganda ufficiale. Avendo egli espresso qualche dubbio sull'efficacia appunto di quella propaganda, nel 1967 Lameda fu arrestato: non fu torturato, ma raccontò di aver sentito dalla sua cella le urla di prigionieri sotto tortura. In un anno di reclusione perse una ventina di chili e il corpo gli si coprì di ascessi e piaghe. In un opuscolo pubblicato da Amnesty International, egli ricorda la parodia del processo, al termine del quale fu condannato a 20 anni di lavori forzati per «aver tentato di sabotare, spiare ed introdurre agenti stranieri nella Korea del Nord», le sue condizioni di reclusione e poi la sua liberazione, dopo 6 anni, in seguito a ripetuti interventi delle autorità venezuelane. [Finì in carcere anche un altro straniero, un francese di nome Jacques Sédillot, recatosi come Lameda a lavorare al Dipartimento pubblicazioni in lingue estere. Condannato anch'egli a 20 anni, ma come «agente dell'imperialismo francese», fu liberato nel 1975 in un tale stato di deperimento fisico che morì qualche mese dopo senza esser potuto tornare in Francia] (...)
Le prigioni e i campi fanno parte di un vasto insieme di istituzioni tramite le quali si organizza la repressione. Si distinguono: - "posti di soccorso", sorta di prigioni di transito in cui si aspetta di essere giudicati per reati politici lievi e crimini non politici; "centri di rigenerazione" attraverso il lavoro, che rinchiudono ognuno tra le 100 e le 200 persone giudicate asociali, oziose o anche soltanto pigre. Ve ne sono in quasi tutte le città. Vi si resta da 3 mesi ad un anno, spesso senza processo né un'accusa precisa; - campi di lavoro forzati. Nel paese se ne trovano una dozzina abbondante; rinchiudono tra le 500 e le 2.500 persone ognuno. I detenuti sono criminali comuni, accusati di furto, tentato omicidio, stupro, ma anche figli di detenuti politici, persone arrestate mentre cercavano di fuggire dal paese, ecc; - "zone di deportazione", dove vengono trasferiti elementi giudicati poco sicuri (familiari di qualcuno fuggito al Sud, ex proprietari terrieri, ecc.). A simili residenze coatte, fissate in località remote, sarebbero associate decine di migliaia di persone; - "zone di dittatura speciale", i veri e propri campi di concentramento dove si possono trovare detenuti politici. Ne esistono una dozzina, in cui sono rinchiuse tra le 150.000 e le 200.000 persone. Una cifra, va notato, che rappresenta appena l'1% della popolazione complessiva, percentuale nettamente inferiore a quella raggiunta dal gulag sovietico all'inizio degli anni Cinquanta. Tale "performance" va evidentemente letta non come frutto di una particolare mitezza, ma piuttosto come manifestazione di un controllo e sorveglianza della popolazione eccezionale. Queste zone di "dittatura speciale" sono situate soprattutto nel nord del paese, in regioni montane e spesso di difficile accesso. Quella di Yodok sarebbe la più grande e vi si troverebbero internate 50.000 persone. Essa comprende i campi di Yongpyang r Pyonjon, estremamente isolati, dove si trovano circa i due terzi dei prigionieri della zona, e quelli di Kou-oup, Ibsok e Daesuk, dove sono rinchiusi - ma separatamente - famiglie di ex residenti in Giappone e celibi.
Altre zone di "dittatura speciale" sono situate a Kaechon, Hwasong, Hoeryong, Chongjin. Questi campi vennero istituiti alla fine degli anni Cinquanta per internarvi «criminali politici» e gli oppositori di Kim Il Sung in seno al Partito...
La loro popolazione crebbe considerevolmente soprattutto nel 1980, in seguito ad una purga consistente scattata dopo la disfatta di quanti si opponevano all'istituzionalizzazione del
comunismo dinastico al VI Congresso del Partito dei lavoratori.
Alcuni di questi campi, come il n. 15 della zona di Yodok, sono divisi in un "quartiere di rivoluzionarizzazione", dove sono rinchiusi i prigionieri che possono sperare di rivedere un giorno il mondo esterno, e un "quartiere di massima sicurezza", da cui nessuno può mai uscire. Nel quartiere di rivoluzionariz-zazione sono internati soprattutto detenuti dell'élite politica o persone rimpatriate dal Giappone che possono vantare relazioni personali con dirigenti di associazioni giapponesi favorevoli alla Korea del Nord.
La descrizione che fanno dei campi i rari transfughi che vi sono passati è terrificante: alti fili spinati, cani lupo, guardie armate, campi minati tutt'attorno. Il cibo è assolutamente insufficiente, l'isolamento dall'esterno totale, il lavoro duro (miniere, cave, scavo di canali d'irrigazione, taglio della legna per circa 12 ore al giorno, cui vanno aggiunte 2 ore di «formazione politica»).
Ma il supplizio peggiore è forse la fame, e i detenuti fanno di tutto per catturare e mangiare topi, rane e lombrichi. A completamento di tale quadro, in fin dei conti classico in questo mondo dell'orrore, vanno menzionati il progressivo decadimento fisico dei prigionieri ed il loro utilizzo per lavori «speciali», come lo scavo di tunnel segreti, o pericolosi, per esempio nei siti nucleari, o addirittura quali bersagli viventi per le esecuzioni di tiro delle guardie. Torture, violenze sessuali sono altri aspetti tra i più scioccanti della vita dei detenuti nordkoreani.
Si può ancora aggiungere l'affermazione da parte del regime del
carattere familiare della responsabilità: molte famiglie finiscono in un campo a causa della condanna di uno solo dei loro membri; ma se al momento della grande purga degli avversari di Kim Il Sung, nel 1958, la punizione si estendeva spesso a tre generazioni, tale sistema tende oggi a farsi più morbido. Il che non impedisce che questa strana concezione del diritto ritorni anche in testimonianze relativamente recenti.
Un giovane transfuga, Kang Chul Hwan, entrò in un campo all'età di 9 anni. Era il 1977. Era stato internato insieme a suo padre, uno dei fratelli e due nonni perché, quell'anno, il nonno - ex responsabile dell'associazione dei koreani di Kyoto, in Giappone - era stato arrestato per aver fatto qualche osservazione troppo compiacente circa la vita in un paese capitalista. Fino ai 15 anni Kang Chul Hwan è stato sottoposto nel campo al regime riservato ai bambini: al mattino scuola, dove gli insegnano soprattutto la vita del genio nazionale, Kim Il Sung, al pomeriggio lavoro (strappare le erbacce, raccogliere pietre, ecc.). (...)


Il conto finale

Nella Korea del Nord, più che in qualunque altro paese, la sventura comunista è difficilmente traducibile in cifre. per l'insufficienza dei dati statistici, per l'impossibilità di ricerche sul posto, per l'inacessibilità degli archivi. Per ragioni connesse anche alla chiusura del paese. Come contabilizzare l'invasione di una propaganda non meno imbecille che permanente? Come quantificare l'assenza di libertà (di associazione, espressione, spostamento, ecc.)? Come valutare la vita rovinata di un bambino rinchiuso in un campo perché suo nonno è stato condannato, di una detenuta obbligata ad abortire in condizioni atroci? Come far entrare nelle statistiche la povertà di una vita ossessionata dalla mancanza di cibo, di riscaldamento, di vestiti confortevoli e decenti, ecc. Che peso ha, a fronte di tutto ciò, l'«americanizzazione» della società sudkoreana invocata dai nostri spregiatori dell'ultraliberismo per mettere sullo stesso piano la democrazia evidentemente imperfetta del Sud e l'incubo organizzato del Nord? Qualcuno potrà obiettare che il comunismo nordkoreano è una caricatura del comunismo, come lo è stato quello dei kmer rossi. Un'eccezione archeostaliniana [peccato però che non sia esistito al mondo un solo regime comunista liberale ed umanitario, giacché la repressione fisica e morale sono il fondamento stesso dell'ideologia marxiana...; ndr]. Certo, ma questo "museo del comunismo", questo "Madame Tussaud" asiatico, è ancora vivo... Fatte queste riserve, ai 100.000 morti delle purghe in seno al Partito dei lavoratori si possono aggiungere 1.500.000 di morti conseguenti alla guerra voluta, organizzata e scatenata dai comunisti: una guerra non terminata che aumenta regolarmente il numero complessivo delle vittime con operazioni puntuali ma cruente (attacchi di commando nordkoreani contro il Sud, atti di terrorismo, ecc.). A questo bilancio si dovrebbero poi aggiungere le vittime dirette e soprattutto indirette della malnutrizione. È qui che i dati sono oggi più carenti, ma è anche qui che - aggravandosi la situazione - il bilancio potrebbe drammaticamente appe-santirsi, e in un futuro molto prossimo. Anche acconten-tandosi, calcolando dal 1953, di 500.000 vite perdute per un'accresciuta sensibilità alle malattie, o direttamente a causa della penuria alimentare (corrono attualmente voci, ovvia-mente inverificabili, di cannibalismo), si giunge, per un paese di 23.000.000 di abitanti e un regime comunista di una cinquantina d'anni, al risultato globale di 3.000.000 di vittime ...

Ricordate la Nord Corea che batté l’Italia? Beh, la squadra finì in un lager perché osò far festa

by Antonio Socci

 

 
 
Approfondimenti ...

no comment ...La morte in un paradiso del proletariato ...
dettagli burocratici di concentrazionismo asiatico

... «Alla giacca da detenuto di ognuno era cucito, sulla schiena, un grande numero. L'accusato principale era il numero 1; seguivano in ordine di importanza gli altri, fino al numero 14. E il numero 14 era Sol Jang Sik. Lo riconobbi a malapena. Il suo bel volto appassionato d'un tempo era cupo ed esprimeva stanchezza e rassegnazione. Nei suoi occhi scuri e appena un po' a mandorla non c'era più alcuna luce. Si muoveva come un robot. Come seppi anni più tardi, agli imputati, per migliorare il loro aspetto dopo le prove e le torture subite, nelle poche settimane precedenti la loro comparsa veniva dato da mangiare a sazietà. Se il processo si svolgeva in pubblico le autorità cercavano di dare l'impressione, specie ai rappresentanti della stampa occidentale, che i prigionieri fossero in buona salute, ben nutriti e in forma sia fisicamente sia mentalmente. Laggiù, in Korea, non c'erano corrispondenti occidentali, solo rappresentanti della stampa sovietica e di altri giornali comunisti; lo scopo era chiaramente di dimostrare la colpevolezza di quegli uomini, umiliare dei personaggi che, un tempo più o meno importanti, s'erano ora trasformati in accusati. A parte questo, il processo era molto simile ai vari processi politici ungheresi, cecoslovacchi o bulgari. Vedere Sol in quelle condizioni mi sconvolse a tal punto, e la traduzione era così sommaria, che riesco a malapena a ricordare il contenuto esatto delle accuse (speravo soltanto che Sol non potesse vedermi, e probabilmente era così, perché l'aula era piuttosto affollata). Per quanto rammento, si trattava di cospirazione contro la democrazia popolare koreana, di un complotto per assassinare Kim Il Sung, il beneamato leader della nazione. Gli imputati sostenevano il ritorno del vecchio ordine feudale... e volevano, inoltre, far passare la Korea del Nord nelle mani di Syngman Rhee e, come se non bastasse, svolgevano attività di spionaggio al servizio degli imperialisti americani e degli agenti che essi remuneravano» ...

[T. MERAY, Wilfred Burchett en Corée, in "Les cahiers d'histoire sociale" n. 7, 1996, p. 87]


... «Chi procede alle esecuzioni? La scelta è a discrezione degli agenti della Sicurezza, che fucilano se non vogliono sporcarsi le mani o uccidono lentamente se vogliono seguire l'agonia. Ho saputo che si può ammazzare a bastonate, con la lapidazione o con un badile. È accaduto che si uccidessero i prigionieri come giocando, in una gara di tiro, mirando agli occhi. È successo anche che si costringessero i suppliziati a battersi tra loro, a dilaniarsi a vicenda. ... Ho visto più volte con i miei stessi occhi corpi atrocemente seviziati: raramente le donne muoiono in modo tranquillo. Ho visto seni lacerati a colpi di coltello, parti genitali sfondate con il manico di un badile, nuche fracassate a martellate. ... Al campo la morte è qualcosa di molto banale. E i "criminali politici" si danno da fare come possono per sopravvivere. Fanno qualunque cosa per ottenere più granoturco o grasso di maiale. Ma, nonostante questa lotta, 4 o 5 persone in media muoiono ogni giorno di fame, per un incidente o ... perché giustiziati. Fuggire da un campo è impensabile. Una guardia che arresta un fuggitivo può sperare di entrare nel Partito, quindi di frequentare l'università. Alcune obbligano i prigionieri ad arrampicarsi sui fili spinati. Poi sparano e fanno finta di averli arrestati. Oltre che dalle guardie, i "criminali politici" sono sorvegliati dai cani. Di questi animali spaventosi, perfettamente ammaestrati, ci si serve come di macchine per ammazzare. Nel luglio del 1988, al campo n. 13, due prigionieri furono attaccati dai cani. Dei loro corpi non rimasero che poche ossa. Anche nel 1991 furono sbranati da questi cani due ragazzi di 15 anni» ...

[testimonianza di An Myung, ex guardia di un campo della zona di Hoeryong, fuggito in Cina nel 1994 prima di raggiungere Seul: il brano è tratto da "Coreana", bollettino della società di studi coreani, n. 1 marzo 1995]

 
 
70.000 visitors plus: