Lavrentij Pavlovitj Berija - Successore di Nikolaj Ezov alla guida dell'NKVD, fu il teorico spietato ed il principale artefice del sistema concentrazionario del Gulag. Alla morte di Stalin il "Direttorio" del Comitato centrale lo depose da Ministro degli Interni e Vicepresidente del Consiglio, per farlo giustiziare il 23 dicembre 1953. Ciò per impedirgli di sterminare la "nomenklatura" superstite
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Ingresso di un gulag, il campo di lavoro per le esigenze del «sogno umanitario» dei radical-chic nostrani ... - clicca per ingrandire
La cartolina storica di un luogo da non dimenticare ... - clicca per ingrandire
Da quest'efficiente struttura carceraria pochissimi sono usciti vivi - clicca per ingrandire
Lavoratori coatti e criminali ideologici al servizio del «sogno» - clicca per ingrandire
Un valoroso guardiano che guida una colonna di "soggetti socialmente pericolosi", ovverosia un membro dell'NKVD ... - clicca per ingrandire
Deportati Estoni in un gulag siberiano - clicca per ingrandire
Cittadini Estoni internati in un campo di concentramento nel 1940, prima di essere deportati nel gulag - clicca per ingrandire
Estonia 1940: il «sogno umanitario» è arrivato ... - clicca per ingrandire
Luoghi salubri, vita all'aria aperta e a contatto con la natura ... - clicca per ingrandire
Ivdel, Siberia, 1954: deportati Estoni - clicca per ingrandire
Uno scorcio del gulag di Mordva, in Siberia - clicca per ingrandire
Panoramica del gulag di Norilsk nel 1956 - clicca per ingrandire
Omsk, Siberia, 1954: questi ragazzi Estoni vi sono stati deportati più di un decennio prima
Spassk, Siberia, anni '50: veduta panoramica del gulag - clicca per ingrandire
Tallin, 1940: all'età di 15 anni venne deportata nel gulag per aver buttato a terra un cippo in legno che simboleggiava la vittoria degli occupanti sovietici - clicca per ingrandire
Un deportato Estone al lavoro forzato nelle miniere siberiane - clicca per ingrandire
Nel nome della parità dei sessi, anche le donne in miniera ... - clicca per ingrandire
Ulteriore foto-ricordo da "vacanze coatte" all'aria aperta, questa volta per i deportati Lettoni - clicca per ingrandire, seppur di poco
Vorkuta, il piccolo monumento eretto nel 1956 dai prigionieri Estoni del gulag ai loro connazionali uccisi per l'«ideale umanitario» - clicca per ingrandire
Vorkuta, cimitero del gulag: qui NESSUN leader "no global", nessun Presidente della Repubblica, nessun ex o neo comunista, nessun ex o neo fascista è MAI venuto in pellegrinaggio, o a recitare il mea culpa - clicca per ingrandire
Cadaveri di bambini Tedeschi del Volga, morti di stenti durante la deportazione ordinata il 28 agosto 1941 dal Presidium del Soviet supremo - clicca per ingrandire
Il giornalista statunitense John Reed, oggi sepolto sotto le mura del Cremlino di Mosca, in compagnia di Stalin e dei più alti dignitari dell'URSS, fu il cantore dell'ideale leninista e staliniano - per leggerne una breve agiografia, cliccare sull'immagine ...
 
 L'Arcipelago Gulag
Brani tratti da AA.VV., Il Libro Nero del comunismo, Mondadori 1998, pp. 172ss.
 
ГУЛАГ

Glavnoye Upravleniye LAGerej

 

 

Il Gulag, archetipo totale del sistema umanitario marxiano

... Molto è stato scritto sul «Grande Terrore», che i sovietici chiamavano anche ezovscina, «l'epoca di Ezov». Infatti, proprio nei due anni in cui l'NKVD era diretto da Nikolaj Ezov (dal settembre 1936 al novembre del 1938) la repressione acquisì un'ampiezza senza precedenti, coinvolgendo tutte le componenti della popolazione sovietica, dai dirigenti dell'Ufficio politico ai semplici cittadini arrestati per strada all'unico scopo di completare le quote di «elementi controrivoluzionari da reprimere». per decenni non si è fatta parola sulla tragedia del grande Terrore. (...) Comunque alla fine degli anni Sessanta uno storico della levatura di Robert Conquest [cfr. la bibliografia inserita nel sito; ndr] è riuscito a ricostruire per sommi capi la trama generale del Grande Terrore, basandosi sulle testimonianze dei sovietici fuggiti in Occidente e sulle pubblicazioni uscite negli ambienti dell'emigrazione ed in Unione Sovietica nel periodo del «disgelo cruscioviano» (...).
Il Grande terrore fu un'operazione politica iniziata e messa in atto dall'inizio alla fine dai massimi organismi del Partito, cioè da Stalin, che all'epoca dominava completamente i colleghi dell'Ufficio politico, e realizzò i suoi due obiettivi principali. Il primo era di organizzare una burocrazia civile e militare obbediente, costituita da quadri giovani formatisi nello spirito staliniano degli anni Trenta che - secondo quanto disse Kaganovic al XVIII Congresso - avrebbero accettato "qualsiasi compito assegnato loro dal compagno Stalin". Fino ad allora le varie amministrazioni, una compagine eterogenea di "specialisti borghesi" cresciuta professionalmente sotto il vecchio regime e di quadri bolscevichi, spesso poco competenti, formatisi "sul campo" durante la guerra civile, avevano tentato di conservare la propria professionalità, le proprie logiche amministrative o, semplicemente, la propria autonomia senza piegarsi ciecamente al volontarismo ideologico ed agli ordini del potere centrale. (...) Il secondo obiettivo del Grande Terrore era portare a termine l'eliminazione radicale di tutti gli "elementi pericolosi per la società", un concetto dai limiti molto vaghi. (...)
Negli anni Trenta l'attività repressiva contro la società ebbe uno sviluppo senza precedenti, accompagnato dalla formida-bile espansione del sistema dei campi di concentramento. Gli archivi del gulag, oggi accessibili, permettono di scorgerne con precisione l'andamento nel corso di quegli anni, le varie riorganizzazioni, e i dati relativi ai detenuti (...). Ma in campo statistico non si sa quasi nulla di tutti coloro che non sono mai arrivati, morti in carcere oppure durante le interminabili opera-zioni di trasferimento, sebbene non manchino le descrizioni della via crucis che intercorreva fra il momento dell'arresto e la condanna. A metà del 1930 nei campi gestiti dalla GPU lavoravano già circa 140.000 detenuti (...). All'inizio del 1932 erano più di 300.000 i detenuti che lavoravano nei grandi cantieri della GPU, dove il tasso di mortalità annuale poteva arrivare al 10%, come accadde in quello per il Canale Baltico - Mar Bianco. Nel luglio del 1934, quando la GPU fu trasformata nell'NKVD, nel gulag furono inglobate 780 colonie penitenziarie minori (per un totale di circa 212.000 detenuti) considerate scarsamente produttive e mal gestite, che fino a quel momen-to dipendevano dal Commissariato del popolo per la Giustizia. Per essere produttivo e rispecchiare l'immagine del resto del paese, il campo di lavoro doveva essere grande e specializzato: nell'economia dell'URSS staliniana gli immensi complessi penitenziari, comprendenti ciascuno decine di migliaia di dete-nuti, erano destinati ad avere un ruolo di primaria importanza. Al 1° gennaio 1935 il sistema del gulag, ormai unificato, comprendeva oltre 965.000 detenuti, 725.000 dei quali erano reclusi nei «campi di lavoro» e 240.000 nelle «colonie di lavoro», unità di ridotte dimensioni a cui erano assegnati gli individui aventi «minore pericolosità sociale», di solito condan-nati a pene inferiori ai tre anni. A questa data la mappa del gulag era, a grandi linee, quella che sarebbe stata nel ventennio successivo. (...) Nella seconda metà degli anni trenta la popolazione del gulag raddoppiò: dai 965.000 detenuti presenti all'inizio del 1935 passò ad 1.930.000 al principio del 1941; nel solo 1937 la cifra aumentò di 700.000 unità. (...) Dalla fine del 1939 all'estate del 1941 nei campi, nelle colonie e negli insediamenti speciali del gulag si verificò un nuovo afflusso di proscritti, un movimento connesso alla sovietizzazione di nuovi territori e ad una criminalizzazione senza precedenti dei comportamenti sociali, in particolare nel mondo del lavoro.
Il 24 agosto 1939 il mondo venne a sapere, con stupore, che il giorno precedente era stato firmato un patto di non aggres-sione fra l'URSS staliniana e la Germania hitleriana. (...) Otto giorni dopo la firma del patto le truppe naziste aggredivano la Polonia. (...) Il 17 settembre l'Armata rossa penetrò in Polonia con il pretesto di «soccorrere i fratelli di sangue ukraini e bielorussi» minacciati dalla "disgregazione dello Stato polacco". In quel momento, con l'esercito polacco quasi del tutto annientato, l'intervento sovietico trovò poca resistenza: i sovietici catturarono 230.000 prigionieri di guerra, fra i quali 15.000 Ufficiali. (...) La spartizione della Polonia consentì all'URSS di annettere un territorio assai esteso, di 180.000 Km², popolato da 12.000.000 di abitanti: bielorussi, ukraini, polacchi. Il 1° e 2 novembre, dopo una parvenza di consul-tazione popolare, queste regioni entrarono a far parte delle repubbliche sovietiche di Ukraina e Bielorussia. All'epoca l'operazione di «pulizia» compiuta dall'NKVD era già molto avanzata. Il primo bersaglio erano i polacchi, che furono arrestati e deportati in massa come «elementi ostili»; i più esposti erano i proprietari terrieri, gli industriali, i commercianti, i funzionari, i poliziotti e i "coloni militari" (osadnicy wojskowi), che avevano ricevuto dal governo polacco un lotto fondiario nelle zone di frontiera come ricompensa per il servizio militare prestato nella guerra del 1920 tra Polonia ed URSS. Secondo le statistiche del dipartimento del gulag relativo ai coloni speciali, tra il febbraio del 1940 ed il giugno del 1941 furono deportati come coloni speciali verso la Siberia, il Kazakistan, la regione di Arcangelo ed altre zone remote dell'URSS 381.000 civili polacchi, provenienti soltanto dai territori incorporati nel settembre 1939. Gli storici polacchi fanno riferimento a cifre assai più elevate, intorno al milione di persone. (...). I documenti di archivio ... parlano di tre grandi «retate - deportazioni», il 9 e 10 febbraio, il 12 e 13 aprile, il 28 e 29 giugno 1940. I convogli impiegavano due mesi per andare e tornare dalla frontiera polacca fino alla Siberia, al Kazakistan o all'estremo nord siberiano. Per quanto riguarda i prigionieri di guerra polacchi, su 230.000 soltanto 82.000 sopravvissero fino all'estate del 1941. (...) Subito dopo aver annesso le regioni già appartenenti alla Polonia, il governo sovietico convocò a Mosca i capi dei governi estone, lettone e lituano, costringendoli ad accettare «trattati di mutua assi-stenza» in virtù dei quali i loro paesi «concedevano» all'Unione Sovietica  l'uso di basi militari: in realtà la fine della loro indipendenza fu segnata proprio dall'insediamento delle trup-pe sovietiche, avvenuto nell'ottobre del 1939: dal giorno 11 di quel mese Berija diede ordine di «estirpare [da Estonia, Lettonia e Lituania] tutti gli elementi antisovietici e antisociali», e da quel momento in poi la polizia militare sovietica si accanì ad arrestare in numero sempre maggiore gli Ufficiali, funzionari ed intellettuali considerati poco «fidati» in vista degli ulteriori obiettivi che l'URSS si proponeva. (...) I parlamenti e le istituzioni locali furono sciolti, e quasi tutti i loro membri arrestati; il Partito comunista fu il solo autorizzato a presentare candidati alle «elezioni» che ebbero luogo il 14 e 15 luglio 1940. Nele settimane che precedettero queste elezioni farsa, l'NKVD, diretto dal generale Serov, arrestò gli «elementi ostili» per un totale oscillante fra le 15.000 e le 20.000 unità. (...)
Nel giugno del 1941 avrebbero dovuto essere deportate 85.716 persone in tutto, fra le quali 25.711 provenienti dai Paesi Baltici. (...) Nella notte fra il 13 ed il 14 giugno 1941 furono deportate 11.038 persone appartenenti a famiglie di "nazionalisti borghesi", 3.240 appartenenti a famiglie di ex gendarmi e poliziotti, 7.124 appartenenti a famiglie di ex proprietari terrieri, di industriali o di funzionari, 1.649 appartenenti a famiglie di Ufficiali e, infine, 2.907 «vari»: in base a questo documento è del tutto palese che in via preliminare erano stati arrestati, e probabilmente giustiziati, i capi-famiglia. (...) Il 2 agosto 1940 un assistente di Berija, Kobulov, firmava l'ordine di deportazione riguardante 31.699 «elementi antisovietici» che vivevano nei territori della neonata RSS di Moldova e di altri 12.191 "elementi antisovietici" provenienti dalle regioni romene annesse alla RSS d'Ukraina. (...) Tuttavia, l'anno 1940 è memorabile anche per un altro motivo: perché segna un record nella cifra totale di prigionieri del gulag, di deportati, di detenuti nelle carceri sovietiche, di condannati per illeciti penali. Il 1° gennaio 1941 risultavano rinchiusi nei campi del gulag 1.930.000 individui, con un aumento di 270.000 unità rispetto all'anno precedente; nei territori "sovietizzati" erano state deportate oltre 500.000 persone, che si sommavano a 1.200.000 "coloni speciali" registrati alla fine del 1939; nelle prigioni sovietiche, in teoria destinate a contenere 234.000 persone, erano rinchiusi oltre 462.000 individui; infine, nel 1940 il totale di condanne pronunciate per illeciti penali risulta aver subito in un anno un'impennata eccezionale: da circa 700.000 a quasi 2.300.000. (...)
Un segreto particolarmente ben custodito ha rappresentato a lungo uno dei molti "spazi bianchi" della storia sovietica: il fatto che durante la «Grande guerra patriottica» [la Seconda guerra mondiale; ndr] popoli interi siano stati deportati, in quanto la collettività cui appartenevano era sospettata di «atti di diversione, spionaggio e collaborazionismo» a favore degli occupanti nazisti (...) Negli anni Sessanta fu ripristinato lo statuto giuridico di un certo numero di repubbliche autonome cancellate dalla carta geografica per aver collaborato con l'occupante. Tuttavia solo nel 1972 gli appartenenti ai popoli deportati ricevettero finalmente una teorica autorizzazione a «scegliere liberamente il proprio domicilio», e soltanto nel 1989 i Tatari di Crimea furono pienamente "riabilitati". Perché finalmente lo Stato sovietico riconoscesse la «criminale illegalità delle barbarie commesse dal regime staliniano nei confronti dei popoli deportati in massa» si dovette attendere la dichiarazione del Soviet supremo del 14 novembre 1989. Il primo gruppo etnico a subire la deportazione collettiva fu quello tedesco (secondo il censimento del 1939, in URSS vivevano 1.427.000 tedeschi...) (...). Fra il novembre del 1943 ed il giugno del 1944, alla deportazione dei Tedeschi seguì una seconda, massiccia ondata di deportazioni. Sei popoli - i Ceceni, gli Ingusci, i Tatari di Crimea, i Caraciai, i Balcari ed i Calmucchi - furono deportati in Siberia, in Kazakistan, in Uzbekistan e in Kirghizistan, colpiti dall'accusa pretestuosa di «avere collaborato
in massa con l'occupante nazista». Fra il luglio e il dicembre del 1944 questa ondata principale, che travolse oltre 900.000 persone, fu seguita da altre operazioni, destinate a «ripulire» la Crimea, il Caucaso da altri gruppi nazionali ritenuti «di dubbia lealtà»: i Greci, i Bulgari, gli Armeni di Crimea, i turchi mescheti, i Curdi e i Chemscini del Caucaso. (...) Le cinque grandi retate-deportazioni, che si verificarono fra il novembre del 1943 e il maggio del 1944, si svolsero secondo un procedimento collaudatissimo, e a diffe-renza delle prime deportazioni di kulak, «con notevole efficienza operativa», secondo l'espressione usata dallo stesso Berija. la fase di «preparazione logistica» fu organizzata con cura per varie settimane, sotto la personale supervisione di Berija e dei suoi assistenti Ivan Serov e Bogdan Kobulov, presenti sul posto con il loro treno speciale blindato. Il numero di convogli da allestire era impressionante: 46 convogli di 60 vagoni ciascuno per deportare 93.139 Calmucchi in quattro giorni, dal 27 al 30 dicembre 1943, e 194 convogli di 65 vagoni ciascuno per deportare 521.247 Ceceni e Ingusci in sei giorni, dal 23 al 28 febbraio 1944. Per queste operazioni di carattere eccezionale l'NKVD non lesinò mezzi. In un momento in cui la guerra era nella sua fase cruciale, per il rastrellamento di Ceceni ed Ingusci furono impiegati non meno di 119.000 uomini appartenenti alle truppe speciali dell'NKVD! Le operazioni, di cui erano stati «cronometrati» i tempi ora per ora, cominciarono con l'arresto degli «elementi potenzialmente pericolosi», ossia di una quota compresa fra l'1 ed il 2% della popolazione, composta in massima parte da vecchi, donne e bambini, poiché la maggioranza degli uomini validi era sotto le armi. Se vogliamo credere ai «rapporti operativi» spediti a Mosca, tutto si svolse con grande celerità. Per esempio, durante il rastrellamento dei Tatari di Crimea, fra il 18 e il 20 maggio 1944, la sera del primo giorno Kobulov e Serov, responsabili dell'operazione, telegrafarono a Berija: «Alle 20 di oggi abbiamo effettuato il trasferimento di 90.000 individui alle stazioni. Sono già partiti 17 convogli che portano a destinazione 48.000 individui; per 25 convogli sono in corso le operazioni di carico. L'operazione non ha provocato alcun incidente. L'operazione prosegue». Il giorno dopo, 19 maggio, Berija informò Stalin che al termine della seconda giornata si trovavano radunati nelle stazioni 165.515 individui, 136.412 dei quali erano stati caricati sui convogli partiti verso «la destinazione specificata nelle direttive». Il terzo giorno, 20 maggio, Serov e Kobulov inviarono a Berija un telegramma per comunicargli che alle 16.30 l'operazione si era conclusa. In totale stavano per mettersi in viaggio 63 convogli con 173.287 persone; quella sera stessa sarebbero partiti gli ultimi quattro convogli con le rimanenti 6.727. A giudicare dai rapporti  stilati dai burocrati dell'NKVD, le operazioni necessarie per riuscire a deportare centinaia di migliaia di persone non sarebbero state altro che pure formalità: tant'è vero che ognuna di esse appariva più «riuscita», più «economica» della precedente. Dopo la deportazione di Ceceni, Ingusci e Balcari, un certo Mil'stejn, funzionario dell'NKVD, compilò un lungo rapporto sulle... «economie di vagoni, tavole, secchi e badili ... ottenute nelle ultime deportazioni rispetto alle precedenti»:
«L'esperienza acquisita durante il trasporto dei Caraciai e dei Calmucchi ci ha dato la possibilità di dare disposizioni tali da ridurre le esigenze per quanto riguarda il numero di convogli e il numero di viaggi da compiere. In ogni vagone bestiame abbiamo collocato 45 persone invece delle 40 assegnate in precedenza, e avendo caricato insieme a loro i bagagli personali, abbiamo economizzato una notevole quantità di vagoni, ovvero, in totale, 37.548 metri lineari di tavole, 11.834 secchi e
3.400 stufe». Ma qual era la spaventosa realtà di quel viaggio, dissimulato dalla visione burocratica di un'operazione perfettamente riuscita secondo i criteri dell'NKVD? Ecco alcune testimonianze di superstiti tatari raccolte alla fine degli anni Settanta:
«Il viaggio fino alla stazione di Zerabulak, nella regione di Samarcanda, durò 24 giorni. Di là ci portarono al kolhoz Pravda. Ci costrinsero a riparare delle carrette. ... Noi lavoravamo ed avevamo fame. Molti di noi non si reggevano in piedi. Dal nostro villaggio avevano deportato trenta famiglie. Sopravvissero una o due persone in cinque famiglie. Tutti gli altri morirono di fame o di malattia».
Un altro superstite ha raccontato:
«Dentro i vagoni, che erano ermeticamente chiusi, si moriva come mosche, per la fame e la mancanza d'aria; non ci davano niente, né da bere né da mangiare. Nei villaggi che attraversavamo la popolazione era stata aizzata contro di noi - avevano detto alla gente che sui treni erano rinchiusi dei traditori della patria - e le pareti dei vagoni rimbombavano per i sassi che ci tiravano contro. Quando si aprirono le porte, nel bel mezzo delle steppe del Kazakistan, ci dettero da mangiare delle razioni militari, ma nulla da bere, e ci ordinarono di gettare i nostri morti lungo i binari, senza seppellirli. Poi ripartimmo».
Arrivati a destinazione i deportati erano assegnati ai kolhoz o alle industrie, ed ogni giorno si trovavano a dover affrontare problemi di alloggio, di lavoro, di sopravvivenza (...). Leggendo il testo di un rapporto del settembre 1944 prove-niente dal Kirghizistan, si scopre che nel distretto di Kameninskij le autorità locali avevano alloggiato 900 famiglie in... 18 appartamenti di un sovhoz, ossia 50 famiglie per ciascun appartamento! Da una simile cifra inconcepibile si deduce che nell'imminenza dell'inverno le famiglie deportate dal Caucaso, nelle quali era spesso presente un gran numero di bambini, dormivano a volte negli «appartamenti» e a volte all'aperto. (...) Scriveva a Stalin D.P. Pjurveev, ex presidente della Repubblica autonoma dei Calmucchi:
«La situazione dei Calmucchi deportati in Siberia è tragica: hanno perduto il proprio bestiame; sono arrivati in Siberia privi di tutto. ... Non si adattano alle nuove condizioni, in cui per vivere bisogna produrre. ... I Calmucchi assegnati ai kolhoz non ricevono nessun vettovagliamento, perché gli stessi colcosiani non hanno niente. Quanto a coloro che sono stati assegnati ad imprese industriali, non sono riusciti ad integrarsi nella nuova situazione di operai, e quindi si trovano in uno stato di indigenza che non permette loro di approvvigionarsi in modo adeguato».
Proviamo a tradurre il linguaggio cifrato del messaggio: i Calmucchi, allevatori nomadi, di fronte alle macchine si smar-rivano, e tutto il loro magro salario serviva a pagare le multe in cui incorrevano per le mancanze commesse sul lavoro!
Per avere un'idea dell'ecatombe che colpì i deportati conside-riamo alcune cifre. Nel gennaio del 1946 l'amministrazione degli insediamenti speciali censì 70.360 Calmucchi rispetto ai 92.000 deportati due anni prima. Allo scadere del 1° luglio 1944 erano arrivate in Uzbekistan 35.750 famiglie tatare, per un totale di 151.424 persone; sei mesi dopo le famiglie erano 818 di più, ma gli individui erano 16.000 in meno! Sulle 608.749 persone deportate dal Caucaso, 146.892 erano morte al 1° ottobre 1948 (ossia quasi una su quattro) e nel frattempo si erano avuti soltanto 28.120 nati. Sulle 228.392 persone deportate dalla Crimea, quattro anni dopo ne erano morte 44.887, mentre nello stesso periodo le nascite erano state solo 6.564. Il fenomeno dell'eccesso di mortalità appare con ancor maggiore evidenza se consideriamo che una quota fra il 40 ed il 50% dei deportati era costituita da bambini sotto i 16 anni; e per quanto riguarda i giovani sopravvissuti, quale avvenire potevano aspettarsi? Su 89.000 bambini in età  scolare deportati nel Kazakistan, meno di 12.000 ricevevano un'istruzione scolare, e questo nel 1948, ossia quattro anni dopo la deportazione. (...) Durante la guerra le deportazioni collettive colpirono anche altri popoli. Pochi giorni dopo aver concluso da deportazione dei Tatari  di Crimea, il 29 maggio 1944 Berija scrisse a Stalin: «L'NKVD stima ragionevole espellere dalla Crimea tutti i Bulgari, i Greci e gli Armeni». Ai primi si rimproverava di avere «attivamente prestato la propria opera per fabbricare pane e prodotti alimentari destinati all'esercito tedesco durante l'occupazione nazista», nonché di avere «collaborato con le autorità militari tedesche per cercare soldati dell'Armata rossa e partigiani. I Greci, «dopo l'arrivo degli occupanti» avevano «creato piccole imprese industriali»: «le autorità tedesche li hanno aiutati a fare commercio, trasporto di merci, ecc.». Gli Armeni, infine, erano accusati di aver creato a Simferopol' un'organizzazione collaborazionista, detta «Dromedar», presieduta dal generale armeno Dro, la quale «si occupava, oltre che di questioni religiose e politiche,. di sviluppare il piccolo commercio e l'industria». Secondo Berija, tale organizzazione aveva «raccolto fondi per le esigenze militari dei Tedeschi e per contribuire alla creazione di una Legione armena». Quattro giorni dopo, il 2 giugno 1944, Stalin firmò un decreto del Comitato statale per la difesa in cui si ordinava di «completare l'espulsione dei Tatari di Crimea con l'espulsione di 37.000 Bulgari, Greci ed Armeni, complici dei Tedeschi». (...) L'operazione si svolse «con pieno successo» il 27 e 28 giugno 1944. In questi giorni furono deportate 41.854 persone, «ossia il 111% del previsto», come si faceva notare nel rapporto.
Dopo aver «epurato» la Crimea dai Tedeschi, dai Tatari, dai Bulgari, dai Greci e dagli Armeni, l'NKVD decise di «ripulire» le frontiere del Caucaso. (...) L'operazione richiese una decina di giorni, dal 15 al 25 novembre 1944, e fu condotta da 14.000 uomini appartenenti ai corpi speciali dell'NKVD. Per attuarla furono usati 900 camion Studebaker, inviati dagli americani in base alla legge sugli affitti e prestiti, che impegnava gli USA a fornire materiale bellico a quasi tutte le potenze alleate! In un rapporto a Stalin del 28 novembre, Berija vantava l'impresa di essere riuscito a trasferire 91.095 persone in dieci giorni «in condizioni di particolare difficoltà». Come spiegava lo stesso Berija, tutti questi individui, il 49% dei quali era costituito da bambini sotto i 16 anni, erano potenziali spie turche. (...) Secondo le statistiche del Dipartimento insediamenti speciali del gulag, il totale delle persone deportate durante tale operazione avrebbe raggiunto le 94.955 unità. Fra il novembre del 1944 ed il luglio del 1948 morirono 19.540 fra Mescheti, Curdi e Chemscini deportati, ossia il 21% del contingente. (...) Le condizioni in cui erano costretti a sopravvivere i detenuti del gulag non furono mai tanto terribili come negli anni 1941-1944. Carestia, epidemie, sovraffollamento, sfruttamento disumano: ecco il destino che toccò ad ogni zek (detenuto) sopravvissuto alla fame, alla malattia, all'obbligo di completare ogni giorno una quota di lavoro sempre più alta, alle denunce dello stuolo di informatori incaricati di smascherare le «organizzazioni controrivoluzionarie di detenuti», ai processi ed alle esecuzioni sommarie. (...) Nel 1941 vi furono circa 101.000 decessi registrati soltanto nei campi di lavoro, senza contare le colonie. Nel 1942 l'amministrazione dei campi del gulag registrò 249.000 decessi;
considerando soltanto gli anni 1941-1943 e sommando le esecuzioni di detenuti ai decessi avvenuti in carcere e nei campi di lavoro forzato, possiamo stimare a circa 600.000 il numero di morti nel gulag. (...)
L'11 maggio 1945, tre giorni dopo la cessazione delle ostilità, il governo sovietico ordinò di allestire 100 nuovi "campi di verifica e di filtraggio", ciascuno della capacità di 10.000 posti. I prigionieri di guerra sovietici rimpatriati dovevano tutti passare la «verifica» dell'organizzazione di controspionaggio, la Smers, mentre i civili erano "filtrati" dai servizi dell'NKVD costituiti ad hoc. Tra il maggio del 1945 ed il febbraio del 1946, in nove mesi, furono rimpatriati oltre 4.200.000 sovietici: 1.545.000 prigionieri di guerra superstiti, sui 5.000.000 catturati dai nazisti, e 2.655.000 civili, fra deportati nei campi di lavoro e persone fuggite verso ovest durante i combattimenti. Dopo il passaggio obbligatorio in un campo di "filtraggio" e di verifica, il 57,8% dei rimpatriati, perlopiù donne e bambini, fu autorizzato a rientrare nelle proprie case, il 19,1% arruolato nell'esercito, spesso in battaglioni di disciplina, il 14,5% assegnato, in genere per un periodo di due anni, ai «battaglioni della ricostruzione» e circa 360.000 persone, l'8,6% del totale, vennero internate nei campi del gulag, perlopiù con l'accusa - che comportava dai 10 ai 20 anni di reclusione - di essere «traditori della patria», o inviate in una delle zone sotto la giurisdizione dell'NKVD con lo statuto di «coloni speciali».
Un destino particolare fu riservato ai vlasovec, i soldati sovietici che avevano seguito il generale Andrej Vlasov, comandante della Seconda Armata caduto prigioniero dei Tedeschi nel luglio del 1942. Vlasov, antistalinista convint, aveva accettato di collaborare con i nazisti per liberare il proprio paese dalla tirannide bolscevica. Con l'approvazione delle autorità tedesche aveva costituito un «Comitato nazionale russo» e radunato due divisioni di una «Armata di liberazione russa». Dopo la sconfitta della Germania nazista,
gli Alleati consegnarono ai sovietici il generale Vlasov e i suoi Ufficiali, che furono giustiziati. I soldati che costituivano la sua armata, "restituiti" allo Stato sovietico, furono deportati per 6 anni in Siberia, nel Kazakistan e nell'estremo nord. Al principio del 1946 gli elenchi del Dipartimento degli esiliati e dei coloni speciali presso il Ministero dell'Interno citavano 148.079 vlasovec; inoltre, parecchie migliaia di vlasovec, in massima parte Sottufficiali, furono accusati di tradimento e mandati nei campi di lavoro del gulag ...

 
 
Approfondimenti ...
Gulag Archipelago Museums (web links)

· Ягуновский - ***
Народный музей «Память»
· Ягодное - Yagodnoe
Музей «Память Колымы»

Museum 'Memory of Kolyma'
Музей Ивана Паникарова (Museum Ivana Panikarova)
· Юрга - ***
Юргинский городской краеведческий музей
· Шауляй - ***
Музей «Аушрос» (Ausros) Этнографический отдел
· Ухта - Ukhta
Музей Ухтинского государственного технического университета
Museum of Ukhta Technical State University

Музей истории развития здравоохранения в городе Ухте
Historical Museum of the Development of the Public Health System in Ukhta

Ухтинский историко-краеведческий музей
· Усть-Цильма - Ust-Tsilma
Усть-Цилемский историко-мемориальный музей А.В.Журавского
Ust-Tsilma Historical Memorial Museum
· Туруханск - Turukhansk
Усть-Цилемский историко-мемориальный музей А.В.Журавского
Museum of Political Exile (branch of the Turukhansk District Folk Museum)
· Троицко-Печорск - Troicko-Pechorsk
Музей политической ссылки (филиал краеведческого музея Туруханского района)
A.P. Popov Historical and Folk Museum of the Troicko-Pechorsk District
· Томск - Tomsk
Музей истории Томского Университета им.В.М.Флоринского

Музей истории томской милиции при УВД Томской области

Томский мемориальный музей истории политических репрессий «Следственная тюрьма НКВД» (филиал Томского областного краеведческого музея)

Музей прокуратуры
· Тернополь - ***
Тернопольский музей политических заключенных (филиал Тернопольского государственного краеведческого музея)
· Теребовля - ***
Теребовлянский государственный историко-краеведческий музей
· Тайга - ***
Музей боевой и трудовой славы муниципального образовательного учреждения «Средняя общеобразовательная школа № 34»
· Сыктывкар - Syktyvkar
Национальный музей Республики Коми
Komi Republic National Museum
· Сосногорск - Sosnogorsk
Музей школы №3 «Страницы истории Сосногорского района в 20 столетии»
Museum of School No.3 'Pages from the History of the Sosnogorsk District in the 20th century'
· Сегежа - ***
Муниципальное учреждение «Музейный центр города Сегежи»
Сегежский историко-культурный музейно-образовательный центр
· Северодвинск - ***
Северодвинский городской краеведческий музей
· Саратов - Saratov
Саратовский областной музей краеведения
Саратовский областной музей краеведения (official site)
· Санкт-Петербург - Sankt Petersburg
Научно-информационный центр «Мемориал»
Виртуальный музей ГУЛАГа
Research and Information Centre 'Memorial'
· Салехард - Salekhard
Музейно-выставочный комплекс им. И.С.Шемановского
Shemanovskii Museum and Exhibition Complex
· Riga (Latvija)
Latvijas Okupacijas Muzejs
Occupation Museum of Latvia
· Подгорное - ***
Подгорненский краеведческий музей (филиал Томского областного краеведческого музея)
· Печора - Pechora
Музей «Покаяние» (филиал Печорского историко-краеведческого музея)
Museum ‘Penitence’ (Branch of the Pechora Museum of Local Lore and History)
· Парабель - ***
Районный историко-краеведческий музей села Парабель
· Panevezys (Lietuva)
Паневежский музей сопротивления советской оккупации и Саюдиса (филиал Паневежского краеведческого музея)
Museum of Resistance to the Soviet Occupation
· Норильск - Norilsk
Музей истории освоения и развития НПР
Museum of the History of the Settling and Development of the Norilsk Industry District (NPR)

Музей Объединения исправительных колоний №30 ГУИН МЮ РФ по Красноярскому краю
'Museum of the 30th Associated Corrective Colonies of the Main Directorate for the Execution of Punishment under the Russian Federation’s Ministry of Justice in Krasnoyarsk Region'
· Новый Бор - Novy Bor
Музей Трудовой славы совхоза «Новый Бор»
Museum to the Glory of Labour of the Sovkhos 'Novyi Bor'
· Новосибирск - Novosibirsk
Новосибирский государственный краеведческий музей
· Новоивановка - ***
Красный уголок учреждения 1612/3 ГУФСИН Кемеровской области
· Нарьян-Мар - Naryan-Mar
Ненецкий окружной краеведческий музей
Museum of Local Lore and History of the Nenetsk District
· Нарым - ***
Нарымский музей политической ссылки (филиал Томского областного краеведческого музея)
· Нальчик - ***
Мемориал жертв политических репрессий 1944-1957 гг.
· Москва - Moskow
«Дом на набережной», краеведческий музей (Museo della 'Casa lungo il Fiume')

Музей «Творчество и быт ГУЛАГа» при Международном обществе «Мемориал»
Memorial Museum
· Микунь - Mikun
Музей истории города Микунь
Mikun Historical Museum
· Медное - Mednoe
Государственный мемориальный комплекс «Медное»
State Memorial Complex 'Mednoe'
· Медвежьегорск - Medvezhegorsk
Медвежьегорский городской краеведческий музей
Medvezhegorsk Municipal Museum of Local Lore and History
· Мариинск - ***
Мариинский краеведческий музей
· Львов - Lviv (Ukraijna)
Львовский исторический музей

Львівський Історичний Музprovaей
Lviv Historical Museum
· Лабытнанги - Labytnangi
Городской краеведческий музей
Municipal Museum of Local Lore and History
· Кучино - Kuchino
Мемориальный музей истории политических репрессий «Пермь-36»
The Gulag Museum at «Perm-36»
· Котлас - Kotlas
Школьный музей «Макариха»
School museum 'Makarikha'
· Колпашево - ***
Колпашевский краеведческий музей (филиал Томского областного краеведческого музея)
· Кемь - ***
Кемский городской краеведческий музей «Поморье»
· Кемерово - ***
Музей истории уголовно-исправительной системы Кузбасса при ГУФСИН по Кемеровской области
· Каргасок - ***
Школьный музей
· Инта - ***
Интинский краеведческий музей
· Ижморский - ***
Ижморский районный краеведческий музей
· Игарка - Igarka
Игарский краеведческий комплекс "Музей вечной мерзлоты"
Igarka Complex of Local Lore and History 'Museum of Permafrost'
· Емва - Emva
Общественный музей «История репрессий на территории Княжпогостского района 1920-е - 1950-е»
Public Museum 'History of repression in the Knyazhpogost District 1920-1950s'
· Дудинка - Dudinka
Таймырский окружной краеведческий музей
Taimyr Okrug Museum of Local Lore and History
· Воркута - Vorkuta
Воркутинский межрайонный краеведческий музей
Vorkuta Interregional Museum of Local Lore and History
· Вис - Vis
Музей клуба «Тропою памяти»
Museum of the Club 'On the Path of Remembrance'
· Верх-Чебула - ***
Чебулинский районный краеведческий музей
· Быстрица Клодзка - ***
Кружок Союза Сибиряков
· Белосток -***
Музей истории польского села в Сибири
· Асино - ***
Краеведческий музей г.Асино (филиал Томского областного краеведческого музея)
· Архангельск - ***
Архангельский областной краеведческий музей
· Анжеро-Судженск - ***
Анжеро-Судженский городской краеведческий музей
· Алматы - Almaty
Музей истории политических репрессий
Museum of the History of Political Repression
· Александровское - ***
Музей истории и культуры Александровского района
· Абезь - ***
Историко-мемориальный комплекс в поселке Абезь (отдел Интинского краеведческого музея)
· Абакан - Abakan
Хакасский республиканский краеведческий музей
Museum of Local Lore and History of Republic Khakassia
 
 
Approfondimenti ...

La morte arriva per posta ...
brani della logica omicida di Lavrentij Berija e del suo entourage

... Al compagno Stalin.
È attualmente detenuto nei campi per prigionieri di guerra, sotto custodia dell'NKVD dell'URSS, e in prigioni situate nelle regioni occidentali dell'Ukraina e della Bielorussia, un gran numero di ex Ufficiali dell'esercito polacco, di ex funzionari di polizia  e dei servizi di informazione polacchi, di membri dei partiti nazionalisti controrivoluzionari, di membri di organizzazioni controrivoluzionarie dell'opposizione, debitamente smascherati, di transfughi e di altri: tutti nemici giurati del potere sovietico e traboccanti di odio contro il sistema sovietico. Gli Ufficiali dell'esercito e della polizia reclusi nei campi di concentramento cercano di proseguire le loro attività controrivoluzionarie e animano la propaganda antisovietica. Ciascuno di loro non aspetta che di essere liberato per intraprendere la vera e propria lotta contro il potere sovietico. Gli organi dell'NKVD nelle regioni occidentali dell'Ukraina e della Bielorussia hanno scoperto un numero considerevole di organizzazioni controrivoluzionarie ribelli: gli ex Ufficiali dell'esercito e della polizia polacchi svolgono una funzione attiva a capo di tutte queste organizzazioni. Fra gli ex transfughi e coloro che hanno varcato illegalmente le frontiere dello Stato figura un notevole numero di persone che sono state identificate come affiliate ad organismi controrivoluzionari di spionaggio e di resistenza. Nei campi di concentramento per prigionieri di guerra sono detenuti 14.736 fra Ufficiali, funzionari, proprietari terrieri, poliziotti, gendarmi, guardie carcerarie, coloni insediati nelle regioni di frontiera (osadnik) e agenti del servizio informazioni (Polacchi per il 97%). Da tale cifra sono esclusi sia i soldati semplici sia i Sottufficiali [
si tratta di persone deportate dai territori illegalmente invasi dall'URSS nel 1939, e non - come si vorrebbe far credere - di invasori; ndr].
Nel dettaglio, vi sono compresi: - Generali, Colonnelli e Tenenti Colonnelli: 295 - Comandanti e Capitani: 2.080 - Tenenti, Sottotenenti ed aspiranti: 6.049 - Ufficiali e Sottufficiali della polizia, delle guardie confinarie e della gendarmeria: 1.030 - agenti di polizia, gendarmi, guardie carcerarie e agenti del servizio informazioni: 5.138 - funzionari, proprietari terrieri, sacerdoti e coloni delle regioni di frontiera: 144. Inoltre, nelle prigioni delle regioni occidentali dell'Ukraina e della Bielorussia sono detenuti 18.632 uomini (di cui 10.685 Polacchi). Nel dettaglio sono costituiti da: - ex Ufficiali: 1.207 - ex agenti del servizio informazioni, della polizia e della gendarmeria: 5.141 - spie e sabotatori: 347 - ex proprietari terrieri, proprietari di impianti industriali e funzionari: 465 - membri di diverse organizzazioni controrivoluzionarie di resistenza ed elementi diversi: 5.345 - transfughi: 6.127.
Dal momento che tutti costoro sono nemici accaniti ed irriducibili del potere sovietico, l'NKVD dell'URSS stima necessario: 1) Disporre che l'NKVD dell'URSS deferisca al giudizio dei tribunali speciali: a) 14.700 detenuti nei campi di concentramento per prigionieri di guerra, popolati da ex Ufficiali, funzionari, proprietari terrieri, agenti di polizia, agenti dei servizi informazioni, gendarmi, coloni delle regioni di frontiera e guardie carceraria; b) ed inoltre 11.000 individui affiliati alle diverse organizzazioni controrivoluzionarie di spie e sabotatori, ex proprietari terrieri e proprietari di impianti industriali, ex Ufficiali dell'esercito polacco, funzionari e transfughi, che sono stati arrestati e sono detenuti nelle prigioni delle regioni occidentali dell'Ukraina e della Bielorussia, per APPLICARE A TUTTI COSTORO IL CASTIGO SUPREMO: LA PENA DI MORTE PER FUCILAZIONE.
2) Che l'esame dei singoli incartamenti sia compiuto senza convocazione dei detenuti e senza atto di accusa; le conclusioni dell'istruttoria e la sentenza finale [
già decisa a priori; ndr] saranno presentate nei modi seguenti: a) per quanto riguarda gli individui detenuti nei campi di concentramento per prigionieri di guerra, sotto forma di certificati presentati dall'amministrazione preposrta agli Affari dei prigionieri di guerra dell'NKVD dell'URSS; b) per quanto riguarda gli altri arrestati, sotto forma di certificati presentati dall'NKVD della RSS di Ukraina e dall'NKVD della RSS di Bielorussia.
3) Che gli incartamenti siano esaminati, e le sentenze emanate, da
un tribunale composto da TRE PERSONE [per decine di migliaia di "imputati"; ndr], i compagni Merkulov, Kobulov e Bastalov ...

         
Il commissario del popolo per gli Affari interni dell'URSS, Lavrentij Berija

[Lettera a Stalin di L. Berija, commissario del popolo per gli Affari interni, del 5 marzo 1940; segretissimo]

 
 
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