|
|
| |
|
"Che" Guevara, l'altra faccia di un mito |
|
| Brani tratti da AA.VV.,
Il Libro Nero del comunismo, Milano 1998, pp. 608ss. |
| |
|
|
|
Joseph Mallord
William TURNER, Ero e Leandro, 1830s |
|
| |
|
Che Guevara, l'altra faccia di un mito
Fidel Castro faceva continuamente
riferimento alla Rivoluzione francese: se la Parigi dei
giacobini aveva avuto Saint-Just, l'Avana dei guerriglieri
aveva Che Guevara, la versione latinoamericana di
Necaev. Di buona famiglia, nato a Buenos Aires nel 1928,
Ernesto Guevara percorre da giovanissimo il continente
sudamericano. Affetto da asma cronica, termina gli studi di
medicina dopo aver compiuto in motocicletta un periplo tra le
pampas e la giungla dell'America centrale. Conosce la miseria
in Guatemala all'inizio degli anni Cinquanta, all'epoca del
regime progressista di Jacobo Arbenz che viene rovesciato
dagli americani, e Guevara comincia a odiare gli Stati Uniti.
«Per la mia formazione ideologica appartengo a coloro i quali
credono che la soluzione dei problemi di questo mondo si trovi
dietro quella che viene chiamata la cortina di ferro», scrive
ad un amico nel 1957. Una notte del 1955, in Messico, incontra
un giovane avvocato cubano in esilio che si prepara a
rientrare a Cuba, Fidel Castro, e decide di unirsi a quei
cubani che sbarcheranno sull'isola nel dicembre del 1956.
Nominato comandante di una «colonna» si fa presto notare per
la sua durezza: un ragazzo, un guerrigliero della sua unità,
che ha rubato un po' di cibo viene fucilato immediatamente,
senza alcun processo. «Partigiano dell'autoritarismo fino al
midollo», per usare le parole del suo ex compagno dei tempi
della Bolivia Régis Debray, Guevara vorrebbe imporre da subito
una rivoluzione comunista ma si scontra con i numerosi
comandanti cubani autenticamente democratici. Nell'autunno
del 1958 Guevara apre un secondo fronte nella piana di Las
Villas, al centro dell'isola, e ottiene un successo clamoroso
attaccando a Santa Clara un treno di rinforzi militari inviato
da Batista: i militari fuggono rifiutandosi di combattere. Una
volta conseguita la vittoria gli viene affidato l'incarico di
"procuratore", ed è lui che decide delle domande di grazia. La
prigione della Cabaña, in cui Guevara officia, diventa teatro
di numerose esecuzioni, soprattutto di ex compagni d'arme
rimasti democratici. Nominato ministro dell'Industria e
presidente del Banco Nacional de Cuba (la banca centrale),
Guevara coglie l'occasione per mettere in pratica la sua
dottrina politica imponendo a Cuba il "modello sovietico".
Dichiara di disprezzare il denaro ma sceglie di abitare in un
quartiere residenziale dell'Avana; ministro dell'Economia ma
totalmente privo delle più elementari nozioni economiche,
finirà per causare la rovina della banca centrale. È invece
più a suo agio nell'istituire le "domeniche di lavoro
volontario", frutto della sua ammirazione per l'URSS e la
Cina, di cui saluterà con entusiasmo la Rivoluzione culturale. Régis Debray osserva: «È stato lui e non Fidel a ideare nel
1960, sulla penisola di Guanaha, il primo "campo di lavoro
correzionale" (noi diremmo di lavoro forzato)...». Nel suo
testamento Guevara, da buon allievo della scuola del terrore,
elogia «l'odio, che rende l'uomo un'efficace, violenta,
selettiva e fredda macchina per uccidere». «Non posso essere
amico di qualcuno che non condivida le mie idee», confessa
Guevara, che in omaggio a Lenin ha chiamato il proprio figlio
Vladimir. Dogmatico, freddo e intollerante, il "Che" (è
un'espressione argentina) non ha nulla da spartire con la
natura calorosa e aperta dei cubani. A Cuba è uno degli
artefici dell'irreggimentazione della gioventù, sacrificata al
culto dell'uomo nuovo. Desideroso di esportare la
rivoluzione nella sua versione cubana e accecato da un
antiamericanismo sommario, Guevara si adopera a diffondere la
guerriglia nel mondo, fedele al suo motto: «Creare due, tre...
mille Viet-nam!» (maggio 1967). Nel 1963 è in Algeria, poi a
Dar es Salam prima di raggiungere il Congo dove s'incontra con
un certo Désiré Kabila, un marxista poi divenuto capo dello
Zaire e a cui non ripugnano i massacri di civili. Castro si
serve di lui a fini tattici. Dopo la rottura il «Che» si reca
in Bolivia. Tenta di applicare la strategia del foco
(focolaio di lotta armata), disdegna la politica del partito
comunista boliviano ma non riceve alcun appoggio da parte dei
contadini, nessuno di loro si unisce al suo gruppo di
resistenza itinerante. Isolato e braccato, Guevara verrà
catturato e quindi giustiziato il 9 ottobre 1967. |
|
|
 |
|
|
 |
|
Le carceri di Cuba [cfr.
anche «CUBA 2004 - La prigione per giornalisti più
grande del mondo», by Reporters Sans Frontières]
... Nelle carceri di Cuba la situazione delle
donne è particolarmente drammatica, poiché vengono date in
pasto al sadismo delle guardie. Dal 1959 oltre 1100 donne sono
state condannate per motivi politici. Nel 1963 erano rinchiuse
nella prigione di Guanajay ... Martha Frayde, amica di lunga
data di Castro, nonché rappresentante di Cuba all'UNESCO negli
anni Settanta, ha descritto le condizioni particolarmente dure
del carcere: «La mia cella misurava 6 m per 5 e vi
dormivamo in 22, su brandine sovrapposte a due o a tre. ...
Nella nostra cella arrivammo ad essere in 42 ... Le condizioni
igieniche divennero assolutamente insopportabili. Le tinozze
per lavarsi erano piene d'immondizia. Diventò impossibile
lavarsi ... Restammo senz'acqua. Non fu più possibile evacuare
i gabinetti: si riempirono e strariparono. Uno strato di
escrementi invase le celle; poi, come un fiotto inarrestabile,
raggiunse il corridoio, quindi la scala, per poi discendere
fino al giardino. ... Le prigioniere politiche ... fecero un
tal baccano che la direzione della prigione si decise a
chiamare un'autocisterna. Con l'acqua stagnante del camion
spazzammo via gli escrementi. Ma l'acqua non era sufficiente,
e noi fummo costrette a vivere in mezzo a quel materiale
nauseabondo che venne eliminato solo dopo qualche
giorno». Uno dei più grandi campi di concentramento,
quello di El Manbi, si trova nella provincia di Camagüey e
negli anni Ottanta contava più di 3000 prigionieri. Il campo
di Siboney, dove ancora, come negli altri, le condizioni di
vita e il cibo sono vergognosi, ha il terribile privilegio di
avere al suo interno un canile dove vengono custoditi i
pastori tedeschi utilizzati per ritrovare i prigionieri
evasi.
... Situato vicino a Santiago di Las Vegas, il
campo Arco Iris è stato concepito per accogliere 500
adolescenti. Non è l'unico: nel Sudest dell'isola esiste anche
quello di Nueva Vida (Vita Nuova). Nella zona di Palos si
trova il Capitolo, campo d'internamento speciale per bambini
di circa 10 anni. I ragazzi tagliano le canne da zucchero o
fanno lavori d'artigianato, esattamente come i bambini mandati
a fare degli stage a Cuba dall'MPLA dell'Angola o dal regime
etiopico negli anni Ottanta. Gli omosessuali, altri ospiti
abituali dei campi e delle prigioni, conoscono tutti i tipi di
regime carcerario: dai lavori forzati e l'UMAP alle
incarcerazioni «classiche», in prigione. Qualche volta hanno
un loro quartiere speciale entro le mura del carcere, come nel
caso della Nueva Carceral de La Habana del Este ...
[Estratti da «Il Libro Nero del comunismo»,
cit., pp. 615-616] |
|
| |
| |
|
70.000 visitors plus: |
 |
|
|
 |
|