"I CRIMINI DEL COMUNISMO"
A cura del prof. Marco Messeri
IL PARADIGMA DEL TERRORE DI MASSA: L'URSS DI LENIN E
STALIN
Seconda Parte
Nascono i processi-spettacolo.
Tra il
6 giugno e il 7 agosto 1922 presso il Supremo Tribunale Rivoluzionario
sono processati i capi dei socialisti rivoluzionari. Secondo il
desiderio di Lenin, che invoca "processi educativi", il 20 giugno si
tiene una manifestazione di massa cui partecipano anche il giudice e il
procuratore del processo in corso, per chiedere la condanna a morte
degli imputati: è il primo dei processi-spettacolo sovietici, istruiti
non tanto per eliminare gli oppositori imputati, quanto per mobilitare
politicamente la popolazione tutta. Su suggerimento di Trotskij, i
giudici annunciano che le condanne a morte stabilite nella sentenza non
verranno eseguite, se i socialisti rivoluzionari ancora liberi
abbandoneranno l'attività cospirativa.
Si organizza
l'irreggimentazione della gioventù nelle istituzioni educative
controllate dal partito: dopo la ventata di pedagogia libertaria dei
primissimi anni, nel 1921 sono reintrodotti nella scuola i sistemi
educativi tradizionali, integrati però con la propaganda politica: i
bambini fino 15 anni sono inquadrati nei Pionieri; dai 15 anni si accede
alla Gioventù Comunista, o Komsomol, che seleziona i candidati al
partito.
La svolta staliniana e la ripresa della costruzione
del comunismo.
Approfittando abilmente della carica di
segretario generale, dopo la malattia e morte di Lenin (1924), Stalin si
libera dei concorrenti più pericolosi dentro il partito (Trotskij,
Kamenev e Zinovev perdono le loro posizioni di potere), e, in alleanza
con Bukharin, conquista entro il 1926 il pieno controllo del Pcus e
dello stato. Ma, nel 1928, con un brusco cambiamento di linea e di
alleanze (Bukharin viene allontanato dal potere), dopo sette anni di
relativa tregua economica, Stalin decide l'abbandono della Nep e la
ripresa della costruzione del comunismo. Il mercato viene sostituito da
un'economia interamente pianificata dallo stato per mezzo del Gosplan.
Il primo piano quinquennale dirotta la massima parte delle risorse del
paese nella creazione dell'industria pesante. Il costo della gigantesca
operazione sarà pagato dagli strati contadini, tutte le cui eccedenze
dovranno essere utilizzate per nutrire le città e acquistare macchinari
e tecnologie in Occidente. Per evitare che la requisizione delle
eccedenze si traduca, come nel 1918, in una guerriglia villaggio per
villaggio, si decreta, nel 1929, la abolizione della gestione privata
della terra e il trasferimento dei contadini e di tutti i loro beni in
grandi fattorie collettive (kolchoz e sovchoz).
La persecuzione dei nepmen e la nuova guerra contro
i contadini.
La fine della Nep si accompagna a un'ondata
di persecuzioni contro gli imprenditori privati, gli ingegneri e i
tecnici, che della Nep erano stati i principali artefici (i nepmen).
Vengono allontanati dal governo i consiglieri economici moderati, tra
cui Nikolaj Kondratev, Vainstein, Feldman e Bazarov. Nel 1928 si svolge
un nuovo processo-spettacolo, attorno al quale viene orchestrata
l'attenzione della stampa e delle organizzazioni sociali. Ne sono
vittima alcuni ingegneri degli impianti di Shaktij, falsamente accusati
di sabotaggio in combutta con potenze straniere: costretti con la
tortura e le minacce ai familiari, quasi tutti gli accusati si
dichiarano colpevoli e la metà di loro viene condannata a morte. Nel
1931 è la volta dei bukharinisti, che della Nep erano stati i maggiori
sostenitori: l'attacco si concretizza nel processo contro Bazarov e
altri membri del Gosplan su posizioni moderate, nonché contro David
Rjazanov, direttore dell'Istituto Marx-Engels, tutti quanti (falsamente)
accusati di voler ricostituire il partito menscevico.
Ma è
soprattutto la collettivizzazione dell'agricoltura a determinare i
livelli più alti della repressione e del terrore. I contadini reagiscono
all'espropriazione abbattendo il bestiame e resistono al trasferimento
nelle fattorie collettive. Ma, a differenza del 1920-22, la resistenza
contadina non riesce a organizzarsi in vere rivolte. Lo stato risponde
con le fucilazioni di massa, che colpiscono centinaia di migliaia di
contadini. Con convogli ferroviari o in interminabili marce, almeno 2
mil. di contadini vengono deportati nel nord o in Siberia e abbandonati
alla violenza del clima, senza essere neppure accolti in veri campi di
concentramento. Morranno a centinaia di migliaia. Infine, si decide di
stroncare ogni velleità di resistenza contadina con l'arma della fame,
attraverso la requisizione delle scorte (anche delle scorte alimentari e
delle sementi). Consapevolmente pianificata e scatenata, nel 1932-33,
una nuova terribile carestia si abbatte sulla Russia centrale, l'Ucraina
e il Caucaso (la carestia colpirà le zone in cui nel 1930 si era
verificato l'85% degli episodi di resistenza): nel biennio vi sono 7
mil. di vittime, 5 mil. delle quali nella sola Ucraina. Alla guerra
contro i contadini, nel 1929-30, come già nel 1921-22, viene collegata
una seconda offensiva contro la Chiesa: ulteriori restrizioni per il
clero, nuova settimana senza domenica festiva per tutti, sequestro delle
campane. Nessuno dei maggiori dirigenti comunisti protesta per la sorte
dei contadini: non i teorici della Nep come Bukharin, non i vecchi
bolscevichi esclusi dal potere, tantomeno l'operaista Trotskij. Anzi la
guerra contro i contadini viene esaltata dal governo camuffandola da
lotta di classe e premiandone pubblicamente gli esecutori più zelanti e
spietati. Così, nel 1932, il Komsomol celebra come eroe e martire Pavlik
Morozov, il quattordicenne che durante la collettivizzazione ha
denunciato il padre, responsabile del villaggio, provocandone l'arresto
e la fucilazione (e che per vendetta poi è stato ucciso dai parenti).
Il controllo sociale è fortemente intensificato. Un decreto del 26
marzo 1928 converte le condanne minori in lavori presso le imprese di
stato. Uno del 27 giugno 1929 converte le condanne superiori ai tre anni
in lavori forzati nei campi del nord e dell'oriente. Il decreto del 12
dicembre 1930 priva di diritti civili (comprese abitazione, tessera
annonaria, assistenza sanitaria) le categorie sociali degli
ex-privilegiati, ex-funzionari, membri del clero e di partiti politici.
La legge del 7 agosto 1932 (cosiddetta "legge delle spighe", perché
viene applicata anche ai casi di spigolatura) punisce come sabotaggio
con la pena di morte il furto di beni dello stato. Una legge del
novembre prevede il licenziamento per l'assenza ingiustificata dal
lavoro di almeno un giorno (mentre il decreto del 26 giugno 1940 punirà
in base al Codice penale ogni assenza sul lavoro, a partire dai ritardi
di venti minuti). Una del 27 dicembre introduce il passaporto interno,
per meglio controllare gli spostamenti della popolazione. Onde evitare
che le fattorie collettive possano essere abbandonate per la città, il
passaporto interno non viene concesso ai contadini.
Il Grande terrore.
Al XVII congresso
del Pcus (gennaio 1934), che si riunisce per celebrare i risultati del
primo piano quinquennale e si autodefinisce enfaticamente "congresso dei
vincitori", il capo del PC di Leningrado, Sergej Kirov, si pronuncia
contro le pena di morte per i reati di opinione e propone in generale
una liberalizzazione del sistema. Avendo ottenuto in congresso perfino
più consensi di Stalin, si decide la sua nomina a segretario del Pcus
accanto a Stalin stesso. Ma l'1 dicembre Kirov viene assassinato in
circostanze poco chiare (l'assassino risulterà essere stato in contatto
con la Gpu che, sotto la guida di Genzich Jagoda, è ora unita al
commmissariato del popolo per gli interni Nkvd). Stalin accusa del
delitto i traditori e gli imperialisti stranieri.
Mentre la polizia
politica conduce una campagna di arresti che colpisce i comunisti meno
allineati con Stalin, il governo vara una serie di misure che preparano
lo scatenamento del terrore. Il decreto del 7 aprile 1935 estende pene
previste per gli adulti a tutti i maggiori di dodici anni (sarà decisivo
per ricattare gli inquisiti con la minaccia di procedere nei confronti
dei figli). Uno del 9 giugno prevede la pena di morte per i tentativi di
espatrio clandestino, e, per mancata vigilanza rivoluzionaria, la
deportazione per i familiari, informati o non del tentativo. Il decreto
del 14 settembre 1936 semplifica le procedure giudiziarie nei casi di
attività controrivoluzionaria, escludendo tra l'altro appello e grazia.
Anche per favorire il sostegno delle democrazie occidentali di fronte
alla possibile minaccia hitleriana, il 5 dicembre 1936 viene varata in
Urss una nuova costituzione garantista, redatta con la collaborazione di
Bukharin, ora riabilitato (la costituzione riconosce i diritti di
libertà tipici dell'occidente, ma anche il diritto al lavoro, al riposo,
all'istruzione gratuita). Ma le garanzie da essa formalmente sancite
sono svuotate dall'assenza di una magistratura indipendente: non avranno
mai un qualsiasi valore reale.
Il terrore è preceduto inoltre dallo
smantellamento di una serie di organizzazioni da Stalin ritenute poco
affidabili. Nella primavera 1935 Stalin scioglie sia l'Associazione dei
Vecchi Bolscevichi sia l'Associazione degli ex-Prigionieri Politici. Lo
scrittore comunista Maksim Gorkij, fiore all'occhiello del regime, tenta
invano di riconciliare Stalin con i vecchi compagni dell'Ottobre. A
partire dal 1935 viene portato il terzo e ultimo attacco contro la
Chiesa, con la deportazione ed eliminazione di buona parte del clero.
Tra il 1934 e il 1939 vengono soppresse le istituzioni ebraiche
sopravvissute e in particolare le scuole dove si insegna in yiddish. Lo
stesso Agurskij, antico persecutore degli ebrei, viene accusato di far
parte della "clandestinità ebraica fascista" e imprigionato.
A
partire dall'estate del 1936 si scatena l'ondata di repressione
sanguinosa che sarà nota come Grande terrore. La manifestazione più
clamorosa è una serie di nuovi processi-spettacolo che vedono tra gli
imputati gran parte dell'antica dirigenza bolscevica. Nei casi maggiori
la corte sarà presieduta da Vladimir Ulrich, mentre pubblico ministero
sarà Andrej Vyshinskij. Primo è il processo contro il "centro
trotstkista-zinoveviano" (19-28 ago 1936): gli imputati Kamenev e
Zinovev confessano di avere fatto uccidere Kirov e di avere progettato
l'assassinio di tutta la dirigenza del Pcus. Zinovev confessa
addirittura di essere passato al fascismo. Tutti gli imputati vengono
riconosciuti colpevoli e fucilati. Il 25 settembre 1936 il potente capo
dell'Nkvd Jagoda viene destituito e rimpiazzato da Nikolaj Ezhov. Di lì
a poco Ezhov denuncia anche un (fittizio) tradimento di Jagoda. Segue il
processo contro il "centro parallelo trotstkista" per sabotaggio e
legami col nemico tedesco e giapponese (23-30 gen 1937): sono imputati
diversi vecchi militanti bolscevichi, tra cui Radek, accusati di avere
clandestinamente preparato lo smembramento dell'Urss a vantaggio degli
stranieri confinanti. Tutti gli imputati vengono riconosciuti colpevoli
e fucilati (tranne Radek che viene deportato e scompare poi in un campo
di concentramento). Nel febbraio-marzo, al Comitato centrale del Pcus,
Stalin espone la tesi che la lotta di classe andrà inasprendosi, e non
attenuandosi, durante la costruzione del socialismo: è la legittimazione
sul piano teorico del Grande terrore. In segreto si tiene poi un
processo per tradimento contro i responsabili dell'Armata rossa, basato
anche su un falso dossier approntato dalla Gestapo (11 giugno 1937): tra
gli altri sono imputati il generale Tukhachevskij e l'eroe della guerra
civile Jona Jakir. Tutti gli imputati vengono riconosciuti colpevoli e
fucilati. Jakir muore gridando: "Viva il partito! viva Stalin!". Dal
giorno del processo parte un'epurazione generale nelle forze armate:
alla fine del 1938 la purga è costata 3 marescialli su 5, 12 comandanti
dell'esercito su 14, tutti gli 8 ammiragli, 60 comandanti di corpo
d'armata su 67, 136 generali di divisione su 199, 221 generali di
brigata su 397, il 45% degli ufficiali e dei commissari politici. Nel
1937 vengono sciolti in particolare quasi tutti i distaccamenti militari
addestrati da Yakir alla guerra partigiana. L'armata rossa è
letteralmente destrutturata: affronterà la Seconda guerra mondiale
trovandosi ancora in condizioni di grave disorganizzazione. L'acme nella
serie dei processi-spettacolo è raggiunto col processo contro il "blocco
dei destri e dei trotstkisti" (2-13 marzo 1938): sono imputati tra gli
altri Bukharin, Rykov, Jagoda e altri vecchi bolscevichi. Tutti gli
imputati (definiti dal pubblico ministero Vyshinskij "cani rognosi")
vengono riconosciuti colpevoli e fucilati.
In base alla figura
penale dell'omissione di controllo la purga si estende anche ai parenti
e agli amici degli epurati. Diverse figure importanti del partito, come
Tomskij e Ordzhonikidze, si suicidano prima di essere coinvolte dal
terrore. All'inizio del 1937, la tortura, già largamente usata, viene
legalizzata attraverso un provvedimento reso noto alle autorità di
polizia, ma tenuto segreto alla pubblica opinione. Si pratica la tortura
anche sui familiari degli inquisiti, talvolta alla presenza di questi.
In media, solo un inquisito su cento riesce a non confessare i reati
ascrittigli. La popolazione viene sistematicamente mobilitata attraverso
la stampa e le organizzazioni di partito. Nel gennaio 1937, in occasione
del processo contro Radek, a Mosca una folla di 200 mila persone (ci
sono -27°) è radunata per invocare la punizione degli imputati. Nel
1937-38 l'epurazione si estende ai comunisti stranieri presenti a Mosca:
vengono fucilati o mandati a morire nei campi di concentramento Bela
Kun, tutti i dirigenti del Pc jugoslavo, del Pc polacco e del Pc coreano
(i Pc polacco e coreano vengono addirittura sciolti), molti comunisti
francesi, rumeni e olandesi, 200 dei 600 comunisti italiani esuli a
Mosca. Nel 1936 vengono epurati i comunisti delle repubbliche baltiche.
L'Nkvd dirige inoltre la repressione della sinistra non stalinista in
Spagna: decine di migliaia di combattenti del partito comunista
libertario Poum e del movimento anarchico vengono fucilati (su un totale
di 400 mila morti della guerra civile). Il capo del Poum Andrés Nin e il
leader anarchico Camillo Berneri vengono torturati e uccisi dagli agenti
dell'Nkvd. Sono assassinati anche due figli di Trotskij. Alla fine,
perfino il principale responsabile della repressione spagnola, il
console sovietico Vladimir Antonov-Ovseenko, viene richiamato a Mosca e
fucilato con l'accusa di trotskismo. Ma anche dei 6 mila comunisti
spagnoli riparati nell'Urss dopo la fine della guerra, nel 1948
sopravvivono solo in 1500.
Nel 1937-38 l'epurazione si estende anche
agli scrittori: tra gli altri vengono condannati e uccisi Babel',
Pil'njak, Mandel'stam, Mejerchol'd. Dei 700 scrittori che partecipano al
primo Congresso degli scrittori nel 1934 solo 50 sopravvivono vent'anni
dopo per partecipare al secondo. L'Associazione degli scrittori
proletari, che negli anni '20 aveva protetto le avanguardie, viene
sciolta e sostituita dalla nuova Unione degli scrittori: con la
collaborazione di Gorkij sono codificate le norme del "realismo
socialista", che impone agli scrittori di magnificare le conquiste della
società sovietica. In architettura è favorito un pomposo e monumentale
classicismo. Viene bandita la sociologia (forse anche perché era stata
patrocinata da Bukharin). Nel 1937 viene liquidata la scuola dello
storico marxista Pokrovskij. Nell'ufficiale Storia del Partito comunista
dell'Unione sovietica (1938) le vicende del bolscevismo sono riscritte,
cancellando ogni ruolo positivo degli avversari di Stalin. La scuola
viene riformata secondo concezioni tradizionali, con voti, uniformi e
programmi diversi per maschi e femmine. E' propagandato un
antiintellettualismo plebeo che attribuisce valore solo al lavoro
manuale. La famiglia tradizionale viene esaltata. L'aborto è reso
illegale, il divorzio viene reso più difficile; è reintrodotta
l'illegittimità dei figli nati fuori dal matrimonio.
Ma epurati più
duramente sono gli stessi apparati dello stato e del partito. Nel
1936-38 si svolgono massicce epurazioni di dirigenti comunisti locali,
tutte guidate da fedelissimi di Stalin, Lavrentij Berja nel Caucaso,
Georgij Malenkov in Bielorussia, Anastasij Mikojan in Armenia, Lazar
Kaganovich in Russia, Nikita Kruscev in Ucraina. Nel 1937 il 90% dei
procuratori provinciali viene rimosso e spesso arrestato. Viene
liquidato il 90% dei comitati locali del Pcus. Viene epurato
pesantemente il Komsomol, per fare posto a una nuova dirigenza ostile al
vecchio egualitarismo. Vengono eliminati anche 20 mila funzionari
dell'Nkvd. Al XVIII congresso del Pcus, sono scomparsi ben 1108 dei 1966
congressisti del XVII, 110 dei 139 membri del Comitato Centrale. Sono
stati eliminati tutti i dirigenti del Pcus della vecchia guardia
intellettuale bolscevica, e in particolare tutti i maggiori dirigenti
ebrei (eccetto Kaganovich).
Il terrore è pianificato dal centro:
Stalin firma personalmente lunghe liste di personaggi da mandare a
morte. E' Mosca arbitrariamente a indicare il numero dei (falsi)
traditori che gli organismi locali del partito e dell'Nkvd dovranno poi
individuare e perseguire. Ma c'è anche uno slittamento del meccanismo
alla periferia: per non essere accusati di negligenza (e dunque di
tradimento), spesso sono i dirigenti locali stessi ad elevare il numero
delle persone coinvolte dalle indagini e (immancabilmente) trovate
colpevoli. L'acme della purga è toccato nella prima metà del 1938,
quando ormai il circuito della repressione ha coinvolto ampi strati di
persone comuni prive di qualsiasi particolare collocazione
istituzionale. All'epoca circa il 5% dell'intera popolazione è passata
attraverso gli arresti. Pervade il paese l'ossessione del sabotaggio
orchestrato da forze straniere. C'è un'atmosfera generale di paura, che
induce i cittadini a ridurre le relazioni sociali e a distruggere le
memorie familiari, nel timore che entrambe possano essere usate per
eventuali imprevedibili iniziative inquisitorie. Le categorie più
colpite: ex funzionari dello stato, membri del clero, testimoni di
Geova, ex borghesi, ex funzionari della Croce Rossa, ex membri di
partiti non comunisti, membri di associazioni studentesche, impiegati di
ditte e legazioni straniere, cittadini che hanno contatti con l'estero
(compresi i filatelici e gli esperantisti), rifugiati stranieri. Molto
colpite le minoranze etniche: i greci del Mar Nero, gli armeni, i
cinesi, gli ebrei ex-membri del Bund o sionisti. Le categorie istruite
sono state colpite a tal punto che mancano i tecnici: le imprese hanno
in organico nei ruoli tecnici soprattutto non laureati e non diplomati.
Il nome di Ezhov è temutissimo. Non a caso, alla fine del 1938, quando
Stalin decide di chiudere la stagione delle purghe, Ezhov stesso viene
destituito e rimpiazzato da Berija alla guida dell'Nkvd. In seguito sarà
ucciso nel manicomio criminale dove è stato rinchiuso. A perfezionamento
del terrore, infine, anche Trotskij verrà ucciso a Città del Messico il
21 agosto 1940, raggiunto da un sicario di Stalin. Le purghe hanno
comportato almeno un mil. di esecuzioni e diversi milioni di
deportazioni nei campi di lavoro, dove peraltro la mortalità è
altissima. Alla fine della purga solo i bambini affidati agli
orfanotrofi dell'Nkvd (cioè i figli di deportati o giustiziati) sono tra
i tra i 500 mila e il milione. Attraverso la purga Stalin ha potuto
eliminare tutti gli oppositori potenziali e forgiare un partito
sostanzialmente nuovo, compatto nella fedeltà alla persona del capo. I
grandi processi sono anche serviti ad additare all'opinione pubblica un
capro espiatorio per gli insuccessi del regime.
Il sistema del Gulag.
La sezione Gulag
dell'Nkvd controlla 80 sistemi formati ciascuno da 20-100 campi di
concentramento. Il sistema di Kolyma nell'estremo oriente siberiano
occupa da solo una superficie grande otto volte l'Italia. Tra il 1934 e
il 1948 nei campi vengono deportati 15 mil. di persone. La popolazione
del Gulag oscilla. Alla fine dell'era staliniana, nel 1953, è di 2 mil.
450 mila detenuti, mentre altri 2 mil. 750 mila "coloni speciali"
dipendono da una diversa amministrazione. L'Nkvd impegna almeno 250 mila
militari per vigilare i campi. All'interno dei campi solo un quarto o un
terzo dei prigionieri sono detenuti politici. I delinquenti comuni
godono di privilegi e vengono utilizzati per controllare e colpire i
politici. I deportati sono impiegati soprattutto nel taglio del legname,
nei cantieri e nelle miniere. Nei campi del nord e dell'est si lavora
12-16 ore al giorno e si ha una razione di 8 etti di pane solo se si è
svolto l'intero lavoro assegnato (la dose decresce in proporzione al
lavoro svolto). La produzione è rilevante. Secondo le stime
dell'amministrazione carceraria, durante la guerra i detenuti assicurano
circa un quarto della produzione dell'industria degli armamenti, della
metallurgia e delle miniere, e il 13% del volume dei grandi lavori in
Urss. La mortalità nei campi è del 10% annuo nel 1932, del 20% nel 1938.
Ma è alta anche durante i trasferimenti: durante quelli invernali nelle
terre artiche può toccare anche il 50%. Non è rara l'eliminazione dei
deportati divenuti inabili al lavoro.
Il terrore durante la guerra.
Dopo una
tregua sul finire degli anni '30, la guerra porta con sé lo scatenamento
di nuove ondate di terrore. L'alleanza con Hitler del 1939 permette a
Stalin di occupare un terzo della Polonia e le tre repubbliche baltiche.
Dove arriva l'Armata rossa, l'Nkvd procede sistematicamente
all'eliminazione o alla deportazione delle borghesie nazionali, del
clero, della nobiltà. Nel 1940-41 si ha una prima sovietizzazione della
Polonia: 25'700 ufficiali e dirigenti sono subito eliminati; 381 mila
civili (ma gli storici polacchi parlano di 1 mil.) e 230 mila militari
vengono deportati nell'oriente sovietico (dopo un anno ne sopravvivono
in tutto 388 mila). Nel giugno 1941 viene effettuata la prima
sovietizzazione dei paesi baltici: 25 mila deportati, presumibilmente
dopo l'eliminazione dei capifamiglia.
Quando poi Hitler rompe
l'alleanza con Stalin e invade l'Unione sovietica (22 giugno 1941), la
resistenza alla Wehrmacht porta con sé una nuova ondata di terrore. Nel
1941-42 è deportata quasi per intero la minoranza etnica dei tedeschi
del Volga, per prevenirne un possibile collaborazionismo: 1 mil. 209
mila (su una popolazione di 1 mil. 427 mila), vengono trasferiti ad est,
in condizione di quasi abbandono. Vengono trasferiti ad est, perlopiù a
piedi su percorsi di migliaia di chilometri, 750 mila forzati dislocati
nelle zone che stanno per essere occupate dai tedeschi. Ma decine di
migliaia sono direttamente eliminati perché non cadano nelle mani degli
occupanti. Il sistema del Gulag si sovraccarica e solo nel 1942-43 vi si
contano 600 mila decessi.
A partire dal 1943, una terza ondata di
terrore viene scatenata nelle regioni via via riprese dall'Armata rossa.
Ne sono vittime interi popoli accusati in blocco di collaborazionismo.
Nel 1943-44 sono deportati oltre 900 mila ceceni, ingusci, tatari di
Crimea, caraciai, balcari e calmucchi; 42 mila bulgari, greci e armeni;
86 mila turchi mescheti, curdi e chemscini. Nei trasferimenti muore
almeno un quarto, forse la metà dei deportati. Alla fine della guerra,
metà della popolazione del Kazachstan è formata da etnie esiliate.
Comincia il terrore nei confronti degli ucraini. La seconda
sovietizzazione delle regioni occidentali nel 1944-45 comporta la
deportazione di 100 mila civili ucraini (febbraio-ottobre 1944), 100
mila bielorussi (settembre 1944-marzo 1945), 38 mila lituani
(gennaio-marzo 1945). Vengono deportati inoltre 148 mila soldati russi
superstiti dell'armata antisovietica organizzata dal generale Andrej
Vlasov. Ultime vittime della repressione del tempo di guerra sono gli
stessi militari sovietici caduti prigionieri dei tedeschi. Sospettati di
tradimento per essere sopravvissuti durante la prigionia, sono inviati
in appositi campi di concentramento. Passano per questa esperienza 421
mila prigionieri sovietici nel 1942-44, 4 mil. 200 mila prigionieri e
civili sovietici nel 1945-46. Di essi, il 19% viene alla fine nuovamente
arruolato, il 14,5% assegnato ai "battaglioni della ricostruzione",
l'8,6% internato nel Gulag (sono circa 360 mila persone).
Il terrore nel dopoguerra.
La guerra,
il terrore e in generale la debolezza dell'economia sovietica,
soprattutto agricola, provocano una nuova carestia. Nel 1946-48 ci sono
2 mil. di morti per fame in Urss, dovuti alla scelta di puntare
sull'industria. Il governo teme che la pace porti con sé
l'insubordinazione della popolazione, provata dalla guerra e tentata
dalle informazioni sulle condizioni di vita nei paesi occidentali, che
giungono attraverso i rimpatriati. Inasprisce allora il controllo
sociale. Nel 1946 vengono limitati gli orti privati dei colcosiani.
Alcuni decreti del 1947 aggravano la legge del 1932 sui furti
alimentari: comminano 7-10 anni di internamento per il primo furto, 25
anni o la fucilazione per i recidivi. Nell'autunno 1946 erano state
condannate per furti alimentari più di 25 mila persone. Nel 1947 i
condannati saranno 380 mila. Continua la repressione delle minoranze
etniche. Nella primavera del 1948, per stroncare la perdurante
resistenza, 21 mila lituani vengono uccisi, 50 mila vengono deportati
come coloni speciali e 30 mila trasferiti nel Gulag. Nel 1949-51 viene
effettuata la seconda sovietizzazione dei paesi baltici: 95 mila baltici
sono deportati nel marzo-maggio 1949; 17 mila nel settembre 1951. La
sovietizzazione dei moldavi nel 1949 comporta la deportazione di 120
mila persone (il 7% della popolazione). La sovietizzazione delle coste
del Mar Nero, ancora nel 1949, la deportazione di 58 mila greci, armeni
e turchi. Nel 1945-52 vengono deportati 172 mila resistenti ucraini. Nel
1951-52 sono deportati anche 12 mila mingreli, 5 mila iraniani della
Georgia, 4 mila Testimoni di Geova, 4 mila bielorussi, mille ucraini, 3
mila tagichi, mille kulaki di Pskov, mille appartenenti alla setta dei
Veri Cristiani.
Il clima si fa particolarmente pesante per gli
intellettuali. Nel 1946 Andrej Zdanov, che assume la responsabilità
della politica culturale del Pcus, attacca alcune riviste letterarie di
Leningrado, la poetessa Akhmatova e l'umorista Zoscenko. Due anni dopo
attacca il formalismo di musicisti come Prokofev e Shostakovich (aprile
1948). Per oscure ragioni, dopo la morte di Zdanov (agosto 1948),
vengono fucilati molti dirigenti di partito a Leningrado. La purga
arriva fino alla destituzione e all'arresto di Nikolaj Voznesenskij,
presidente della commissione nazionale del piano (aprile 1949). Verrà
fucilato l'anno successivo. Anche la posizione di Berja si fa fragile.
Nell'ottobre 1950 viene denunciato dalla stampa un "complotto
nazionalista mingrelo", ma Berja (che è originario della Mingrelia) per
il momento non viene colpito. Nel 1948 viene chiuso l'Istituto di
Economia Mondiale diretto da Evgenij Varga e si attaccano le teorie di
Einstein, accusate di idealismo borghese. Lo stesso anno Stalin condanna
la genetica mendeliana e impone agli scienziati sovietici le teorie del
biologo neolamarckiano Trofin Lysenko, che sostiene l'ereditarietà dei
caratteri acquisiti. Sulla base delle concezioni biologiche di Lysenko,
Stalin decide il "piano per la trasformazione della natura", che prevede
un rimboschimento intensivo delle zone aride del sud-est. Il fallimento
è totale. Nel maggio-agosto 1950 Stalin interviene personalmente nella
campagna postuma contro il linguista Nikolaj Marr, sostenendo tra
l'altro che esiste una lotta per l'esistenza tra le diverse lingue.
Anche gli ebrei sono guardati con crescente sospetto.
L'intellettuale ebreo Mikhoels muore in un misterioso incidente nel
gennaio 1948. Stalin è particolarmente preoccupato quando una
manifestazione di 50 mila ebrei sovietici saluta con entusiasmo la
missione diplomatica israeliana guidata da Golda Meir (ottobre 1948):
teme che la creazione dello stato di Israele possa indurre velleità di
indipendenza nella popolazione ebraica. Nel dicembre 1948 viene
liquidato il comitato antifascista ebreo (creato durante la guerra),
colpevole di aver suggerito la Crimea, spopolata dai tatari, come area
di insediamento giudaico. Negli stessi giorni viene arrestata perfino la
moglie del ministro degli Esteri (e fedelissimo stalinista) Vjacheslav
Molotov, la dirigente del comitato ebreo Polina Zemcuzina, che verrà
deportata e liberata solo dopo la morte di Stalin. Nei mesi successivi
vengono uccise centinaia di personalità ebraiche e deportate decine di
migliaia di ebrei, tra i quali tutti i membri del comitato tranne Ilja
Ehrenburg. Nell'aprile 1949 viene chiuso il Teatro ebraico di Mosca.
Vengono lanciate inoltre campagne di stampa di ispirazione nazionalista
contro i "cosmopoliti senza radici" (ma già nell'agosto 1942 il
dipartimento Agit-prop del Pcus aveva stilato una nota interna sulla
posizione dominante degli ebrei negli ambienti artistici, letterari e
giornalistici) e in difesa del contributo russo alla civiltà
(fantasiosamente, si rivendica la paternità russa di invenzioni come la
macchina a vapore, la radio, l'aereo).
L'ultima purga e l'incipiente terrore
antisemita.
Gli anni 1952-53 vedono maturare una nuova
grande purga. Già nell'ottobre 1951 viene denunciato un "complotto
nazionalista ebraico" attribuito ad Viktor Abakumov (intimo di Berija).
Nella nuova edizione dell'Enciclopedia sovietica la voce "ebrei" è
drasticamente decurtata e scompaiono le voci relative ai popoli
deportati. I dipartimenti universitari perdono quasi metà del personale
per l'estromissione degli ebrei. Nel giugno 1952 sono processati a porte
chiuse i dirigenti del Comitato antifascista ebraico per un (inventato)
complotto sionista sostenuto dagli imperialisti mirante a staccare la
Crimea dall'Urss. Si conclude con la condanna a morte di tutti gli
imputati, eccetto la famosa biologa Lena Stern. Nell'ottobre 1952, al
XIX congresso del Pcus viene decisa l'integrazione del Presidium con
nuovi membri supplenti, cosa che, per analogia con quanto era avvenuto
nel 1936, fa sospettare a Kruscev, Malenkov e Berija l'imminenza di una
nuova purga. Subito dopo la conclusione del congresso, Mikojan, accusato
di essere una spia dei turchi, viene esautorato, mentre il maresciallo
Voroshilov viene accusato di essere una spia inglese. Si ha poi una
serie di condanne a morte contro i responsabili dell'industria tessile
ucraina, tutti ebrei (novembre 1952). Inoltre Rudolph Slansky,
presidente del Pc cecoslovacco, ebreo antisionista e antiisraeliano
molto legato a Berija, e altri tredici dirigenti di quel partito, dieci
dei quali ebrei, per diretto ordine di Stalin, vengono processati con
l'accusa di avere organizzato un complotto sionista per assassinare il
presidente della repubblica Gottwald e restaurare il capitalismo, in
combutta con Israele e gli Usa (novembre 1952). Undici di loro vengono
condannati a morte il mese successivo. Nel novembre 1952 alcuni medici
del Cremlino, tra i quali diversi ebrei, vengono arrestati: nel gennaio
1953 la Tass dà la notizia che è stato sventato un complotto di medici
ebrei, responsabili di avere fatto morire Zdanov e altri dirigenti
comunisti, nonché intenzionati a uccidere Stalin e tutta la dirigenza
sovietica. Immediatamente in tutta la stampa si scatena una martellante
campagna a sfondo antisemita e viene criticato il sistema di sicurezza
sovietico, posto sotto la responsabilità di Berija. Si succedono
licenziamenti in massa di ebrei, arresti e migliaia di esecuzioni.
Circola una petizione, preparata dall'Nkvd e firmata da grandi
personalità ebraiche come lo scrittore Vasilij Grossman, i fisici Lev
Landau e Petr Kapitza, il violinista David Ojstrach, nella quale viene
chiesta la deportazione in massa degli ebrei sovietici in Asia per
proteggerli dalla violenza antisemita. Dopo una bomba all'ambasciata
sovietica di Tel Aviv, l'Urss rompe le relazioni diplomatiche con
Israele, mentre la stampa collega il fatto al presunto complotto
sionista antisovietico (febbraio 1953). Ma l'attuazione della progettata
grande purga contro Berja e gli ebrei viene bloccata dalla morte di
Stalin (5 marzo 1953). Ai suoi funerali a Mosca, Malenkov e Berija non
alludono a complotti occidentali e dichiarano la possibilità di
pacifiche relazioni internazionali. Per iniziativa di Berija, vengono
liberati e riabilitati i medici incarcerati. Gradualmente si aprono
anche le porte del Gulag. Paradossalmente Berija (arrestato nel luglio
1953 e più tardi fucilato) cadrà vittima dell'ultimo episodio sovietico
di lotta al vertice condotta attraverso l'eliminazione fisica dei
perdenti. Nel 1959 restano nel Gulag solo 11 mila detenuti per reati
politici e il Gulag stesso si assesta su una cifra media di 900 mila
detenuti, con piccole unità che prendono il posto degli enormi complessi
penitenziari.
Il bilancio del terrore nell'Urss.
Al
di là delle menzognere ricostruzioni fornite dal governo di Mosca fino
all'era di Gorbachev, il dibattito tra gli storici, prima della fine del
comunismo, era stato segnato dalla contrapposizione tra gli studi di
Robert Conquest sulle repressioni staliniane, che, sulla base di
estrapolazioni dai pochi dati accessibili, calcolava le sole vittime di
Stalin in circa 20 mil., da un lato, e le posizioni di alcuni giovani
storici revisionisti come J.Arch Getty, dall'altro, che sostenevano che
le vittime fossero invece solo nell'ordine delle migliaia. Con
Gorbachev, nel 1987, giungono le prime ammissioni sovietiche
semi-ufficiali, che parlano di 5 mil. di famiglie contadine deportate
all'inizio degli anni '30 e di 17 mil. di persone che passano attraverso
il Gulag. Ma solo la caduta del comunismo a Mosca apre agli storici gli
archivi del governo e della polizia, consentendo i primi studi
quantitativi affidabili. Le molte ricerche soprattutto russe degli anni
'90 permettono di stabilire che le vittime del comunismo non furono meno
di 10 mil. durante l'epoca di Lenin e 10 mil. durante l'epoca di Stalin.
Non è possibile calcolare esattamente i decessi nei campi di
concentramento e possono elevare il bilancio soprattutto i caduti
durante i massacranti trasferimenti ai campi, dei quali all'epoca non
veniva tenuta alcuna contabilità. Le ricerche comunque continuano.
Nell'ottobre 1999 la Commissione storica per la riabilitazione delle
vittime del terrore nominata dal Cremlino e presieduta da Aleksandr
Yakovlev calcola i morti causati dal comunismo in Urss tra il 1917 e il
1953 in 43 mil. A Mosca di grande importanza e attendibilità è anche il
lavoro dell'associazione Memorial, che da anni raccoglie ogni
documentazione possibile per ricostruire anche le singole vicende delle
vittime del terrore.