Georgi Dimitrov - Fu accusato di aver appiccato l'incendio del Reichstag di Berlino nel 1934, il che consentì ad Hitler di inasprire ferocemente le misure di polizia in Germania. La sua "dedizione alla causa" gli valse la nomina a Segretario della Terza Internazionale comunista. Fedele lacché di Stalin, fu il capo indiscusso del Partito comunista bulgaro dal 1946 al 1949. Alla fine di una carriera costellata di assassinii e repressioni di massa, la sua salma fu imbalsamata (male) e riposta - sul modello di Lenin - nell'omonimo mausoleo a Sofija, demolito nel 1999
Il comunismo bulgaro
Apologia marxista
Mausoleo di Sofija 1
Mausoleo di Sofija 2
Video sul Mausoleo
Bulgarian communism
Decommunization
Project «ИСТОРИЯ»
близкото минало
Аз живях социализма

Vulko Chervenkov - Fratellastro di Georgi Dimitrov e capo del Partito comunista bulgaro dal 1950 al 1956, consolidò l'oppresione marxista come metodo di dominio politico. Una figura su cui "glissano" persino i siti marxisti ...

Todor Zivkov - Il terzo satrapo del comunismo bulgaro, rimasto al potere fino alla caduta (formale) del regime nel 1989. Condannato a cinque anni di arresti domiciliari in una lussuosa villa sulle pendici del Monte Vitosha, a Sofija, finirà per dichiararsi sostenitore del capitalismo, della libertà d'opinione e, naturalmente, di un comunismo "dal volto umano". Che però, in 33 anni di potere assoluto, si è ben guardato anche solo di nominare ...
 
 Dossier Bulgaria: l'emulazione dei crimini sovietici
Brani tratti da AA.VV., Il Libro Nero del comunismo, Milano 1998, pp. 374ss.
 
 

Joseph Mallord William TURNER, L'incendio del Palazzo del Parlamento, 1834

 

Bulgaria, i processi politici contro gli alleati non comunisti

Nota nostra: nella maggior parte degli Stati dell'Europa Orientale poi finiti nel "Patto di Varsavia" i partiti di centro moderato mostrarono, verso la fine della Seconda Guerra Mondiale, un'anormale attrazione fiduciosa verso i locali movimenti comunisti. Che si trattasse di un represso senso di esaltazione per la loro congenita violenza, o una forma patologica di piacere nella sottomissione non è dato sapere (bisognerebbe forse chiederlo ai vari "neocentristi" che ancor oggi sembrano provare lo stesso gusto...): fatto sta che commisero l'errore di allearvisi e di offrir loro posti di rilievo nei primi governi post-bellici, benché nelle campagne elettorali (le ultime per oltre un cinquantennio...) si spacciassero ipocri-tamente per antisovietici al fine di ottenere voti. Infatti in nessuno dei Paesi che sarebbero stati rinchiusi nella "Cortina di Ferro" i partiti social-comunisti ottennero la maggioranza parlamentare, dovendo ricorrere a colpi di Stato. Come si dice, la Storia dovrebbe essere maestra di vita, e l'insistenza odierna sui reati d'opinione sembra preludere a prospettive decisamente fosche ...

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... In Bulgaria, prima delle elezioni del 27 ottobre 1946, furono assassinati 80 militanti del Partito agrario. Il suo dirigente, Nikolaj Petkov, venne arrestato il 5 giugno 1947 in piena seduta dell'Assemblea Nazionale, insieme con altri 24 deputati. Repubblicano [la Bulgaria era stata una monarchia; ndr] francofilo, Petkov aveva passato sette anni in esilio in Francia, dopo l'assassinio del fratello, deputato dell'Unione agraria, nel 1924. Nel 1940 era stato internato per alcuni mesi nel campo di Gonda-Voda e poi costretto al domicilio coatto, durante il quale gettò le basi per la fondazione del Fronte patriottico, di cui avrebbero fatto parte anche molti partigiani comunisti. Alla fine gella guerra Petkov divenne vicepresidente del Consiglio ma diede le dimissioni per protestare contro le violenze terroriste che erano state perpetrate durante le epurazioni effettuate dai comunisti di minoranza. Divenuto capo dell'Opposizione unita, questo ex alleato dei comunisti nel 1947 fu accusato di complotto armato contro il governo, processato a partire dal 5 agosto, condannato a morte il 16 ed impiccato il 23 settembre. Fra i responsabili comunisti e i dirigenti della Sicurezza di Stato che prepararono l'arresto ed il processo di Petkov figura un certo Trajco Kostov, che sarebbe stato impiccato due anni dopo ...


L'ultima dichiarazione di Nikolaj Petkov

... Dopo la requisitoria del sostituto procuratore generale, che ne aveva chiesto la condanna a morte, Nikolaj Petkov aveva il diritto di fare un'ultima dichiarazione. Estrasse un foglio dalla tasca e, con voce calma, lesse: «Signori giudici, ... avendo la coscienza tranquilla e rendendomi perfettamente conto delle mie responsabilità sia verso la giustizia bulgara sia verso la società e l'organizzazione politica di cui faccio parte e per la quale sono sempre pronto a dare la vita, è mio dovere dichiarare: - non ho mai partecipato né ho avuto intenzione di partecipare a un'attività illegale diretta contro il potere popolare del 9 settembre 1944, di cui sono, con l'Unione agraria, uno degli artefici. - Faccio parte dell'Unione agraria bulgara dal 1923. I principî fondamentali della sua ideologia sono: la pace, l'ordine, la legalità e il potere del popolo, e le sue uniche armi sono la scheda elettorale, la parola e la stampa. L'Unione agraria bulgara non ha mai partecipato ad organizzazioni segrete né a trame di cospiratori; non ha mai preso parte a colpi di Stato, ma ne è stata spesso vittima» E Petkov ricorda il 9 luglio 1923 ed il 19 maggio 1934, «l'inizio del fascismo in Bulgaria», e poi le sue dimissioni dal governo: «Se fossi un carrierista assetato di potere, come sostengono i signori procuratori, oggi sarei ancora vicepresidente del Consiglio in Bulgaria. Da quando sono passato all'opposizione fino al momento del mio arresto non ho mai smesso di lavorare per l'intesa fra l'Unione agraria e il partito operaio comunista, il che per me rappresenta una necessità storica. Non ho mai militato nelle file reazionarie all'interno del paese o all'estero. Signori giudici, da due anni, esattamente dal 25 giugno 1945, sono vittima della campagna più crudele e più spietata che mai sia stata condotta contro un uomo politico in Bulgaria. La mia vita pubblica e privata è stata saccheggiata. Sono stato simbolicamente sepolto tre volte a Sofia e una decina di volte in provincia. Ho letto con i miei occhi il mio annuncio funebre all'ingresso del cimitero di Sofia, durante i funerali. Ho sopportato tutto ciò senza lamentarmi. Sopporterò con lo stesso coraggio tutto ciò che mi aspetta, perché tale è l'inevitabile destino della triste realtà politica bulgara. Modesto artefice della vita pubblica, non ho diritto di lamentarmi, poiché due uomini oggi riconosciuti da tutti come grandi statisti, Dimitri Petkov e Petko Petkov, sono stati assassinati come traditori per le strade di Sofia [Nikolaj Petkov si riferiva al padre, Dimitri, allora presidente del Consiglio, assassinato con due colpi d'arma da fuoco alla schiena l'11 marzo 1907, e a suo fratello Petko, deputato, ucciso il 14 giugno 1924 con due revolverate in pieno petto]. Signori giudici, sono convinto che lascerete da parte la politica, per la quale non c'è posto in un'aula di tribunale, concentrandovi solo sui fatti accertati. Sono convinto, o perlomeno spero, che, guidati unicamente dalla vostra coscienza di giudici emetterete un verdetto di assoluzione».
Il 16 agosto 1947, dopo avere ascoltato la sentenza che lo condannava a morte per impiccagione «in nome del popolo bulgaro», Nikolaj Petkov gridò: «No! Non in nome del popolo bulgaro! Vengo mandato a morte per ordine dei vostri padroni stranieri, quelli del Cremlino o di altrove. Il popolo bulgaro, schiacciato dalla cruenta tirannia che voi vorreste far passare per giustizia, non crederà mai alle vostre infamie!» ...

 
 
Approfondimenti ...

La morte bulgara nel campo di sterminio di Lovec

... Il campo di Lovec venne creato nel 1959, sette anni dopo la morte di Stalin e tre anni dopo il discorso di condanna dei crimini stalinisti pronunciato da Hruscëv al XX Congresso del PCUS (...). Non era immenso, potendo accogliere solo circa 1000 detenuti, ma era atroce per i massacri compiuti. Vi si torturava e vi si ammazzava nel modo più primitivo di tutti, a bastonate. Il potere aprì il campo di Lovec dopo la chiusura di quello di Belene, il cui ricordo è ancora vivo nella memoria dei bulgari: vi si davano in pasto ai maiali i cadaveri dei detenuti morti o assassinati.
Ufficialmente il campo di Lovec fu creato per i criminali recidivi ed i malfattori incalliti. Ma le testimonianze raccolte dopo il 1990 rivelano che i condannati vi erano mandati generalmente senza essere stati processati: «Portate i pantaloni all'occidentale, i capelli lunghi, ascoltate musica americana, parlate le lingue di quel mondo che ci è ostile e che vi permettono di fare amicizia con un turista straniero... allora in galera!». Il prigioniero-tipo di quel campo, di quella "casa di correzione" per mezzo del lavoro, era infatti giovane.
Nella prefazione del libro che riunisce diverse testimonianze di detenuti, dei loro familiari ma anche di membri dell'apparato di repressione, Tzvetan Todorov riassume la vita al campo di Lovec:
«Durante l'appello del mattino, il capo della polizia (il responsabile della Sicurezza di Stato al campo) sceglie le sue vittime; ha l'abitudine di estrarre dalla tasca uno specchietto e di porgerlo ad uno di loro: "Tieni, guardati per l'ultima volta!". Ai condannati vengono allora consegnati dei sacchi, che serviranno per riportare i loro cadaveri al campo alla sera: devono portarli loro, come il Cristo portò la Croce salendo sul Golgota. Si dirigono verso il cantiere, in questo caso una cava di pietre. Lì verranno picchiati a morte dai caporali e chiusi nel sacco con un pezzo di fil di ferro. La sera, i compagni li riporteranno al campo, stesi su una carretta a mano, e i cadaveri verranno ammassati dietro i bagni, finché non se ne accumuleranno venti, perché il camion non faccia il giro a vuoto. Coloro che non avranno fatto il loro dovere durante la giornata verranno indicati all'appello della sera: il responsabile della polizia disegnerà un cerchio per terra con la punta del bastone; quanti verranno invitati ad entrarvi saranno massacrati di botte
*».
Non è ancora stato stabilito il numero esatto dei morti in questo campo, ma anche se si tratta di poche centinaia di persone, Lovec, che venne chiuso dalle autorità bulgare nel 1962 (...), è un simbolo significativo della barbarie dei paesi comunisti. Saremmo tentati di parlare in questo caso di «barbarie dei Balcani», facendo riferimento al libro sul terrore nei Balcani dopo la prima guerra mondiale scritto da Henri Barbusse, un autore spesso ricordato per le sue posizioni filostaliniste. (...)

Oggi, quando si fa la storia del comunismo, capita ancora di imbattersi in discorsi riguardanti il «rispetto del contesto dell'epoca», l'«aspetto sociale», ecc. Alla base di questi discorsi non stanno, forse, un approccio ideologico alla storia ed un altro «revisionismo» che non rispettano i fatti accertati e si oppongono ad una vera e propria ricerca della verità? Quanti sono sensibili a ciò non dovrebbero piuttosto considerare la dimensione sociale della repressione, ed in particolare quel popolino crudelmente perseguitato? ...

[* = T. TODOROV, Au nom du peuple, La Tour d'Aigues, L'Aube 1992, p.38]

[Testi tratti da AA.VV., Il Libro Nero del comunismo, p. 394]

A seguire: La "Rinascenza" di Todor Zivkov

 
 
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